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Archive for the ‘quando ero piccolo’ Category

E’ morto mio fratello maggiore

non riesco a smettere di piangere

Ritorni

Stanotte tornando a casa ho trovato in cielo mezza luna, bianca.

Fino a quando non mi hai abbracciato nascondendo il viso, come di sfuggita, non mi ero reso conto di quante volte mi mancavi durante questi tre anni.

Dici che nessuno di noi è invecchiato, e facciamo finta di crederci tutti insieme: è che nessuno di noi è andato avanti e siamo rimaste le stesse teste di cazzo, oppure no.

Solo le stesse bestie fragili e sincere di un tempo, ancora non siamo corrotti come tutto il resto di questo stupido e noioso mondo.

Fai buon ritorno, sorellina.

Cosa è cambiato

Leggo Heinlein fino all’alba, come quando avevo sedici anni

la mattina dopo non c’è scuola. Non più. Nelle coperte mi ubriaco della libertà di essere padrone di me.

La stanza è più colorata, è diventata casa, silenziosa come sempre.

Non c’è più un vecchio pc tenuto insieme col il filo da frenatura e l’alimentatore penzolante ma una rete di macchine sparsa ovunque e sempre alimentata.

Il letto è diventato più grande, forse anche meno solitario, anche se l’unico segno che rimane dopo è qualche tazzina sporca di caffè nel lavabo.

Le pagine notturne non puzzano più di alberi morti e colla economica, l’inchiostro sparisce e riappare nei duecento grammi di lega di alluminio che tengo in mano fino a svenire prima dell’alba.

E non c’è altro, se non i sogni messi una parola dietro l’altra.

Ti voglio bene, Friday.

Nulla di personale

Tre giorni a casa di filato, quasi quattro, non mi capitava da un tempo infinito, roba che pensavo avrei dovuto prendere perlomeno l’ebola perchè potesse accadere. Settantadue ore, e comunque non sono riuscito a sistemare un cazzo dentro casa mia, sono un caso disperato di disordine e delirio archivistico. Non so se la disoccupazione mi doni, ma svegliarmi alle nove per tre mattine di seguito ha un sapore sublime anche nel meteo più schifoso dell’intero anno rinchiuso nella piccola finestra che dal mio letto guarda il mare.  Domani le barche sotto le mani, manovre da riguardare sotto le nuvole che corrono spinte dalla tramontana. Il carico d’acqua fatto respirando affondo, dai polmoni, e l’aria come a sospendere miliardi di microscopiche bolle di sapone che rifrangono il sole.

F era una ragazza dal sorriso dolce che teneva sempre lo sguardo basso che odiava essere fissata, ma con un corpo come il suo non era facile resistere. Presi degli schiaffi da lei per questo, perchè me ne stavo li seduto sulla tuga e la fissavo nella luce della sera, e altri ancora senza neanche accennare una difesa, e poi le mani addosso perchè proprio non volevo smettere. Le mani addosso, in quell’altro modo, le mani a sfilare le maglie di cotone un pezzo alla volta. Dio se era bella, la sua pelle sapeva di sale e di albicocche, i suoi modi sbrigativi e quella voglia di menare le mani per provocare una reazione. Adesso sarà la madre di qualcuno, ed io quella maglia brookfield l’ho lasciata negli stracci tanti tanti anni fa, però la luce che affonda oltre l’orizzonde dopo il maestrale è rimasta la stessa.

E anche io F, anche io, che mi dovresti prendere a schiaffi più volte per farti strappare di dosso i vestiti, e comunque non smetterei di fissarti neanche dopo che ti sei addormentata.

Voltarsi indietro

Quella sera, sotto il portone del posto che era casa mia, mi sono voltato

con la testa

e con le spalle.

E tu ti innamorasti di me in quel momento

“perchè nessuno era mai tornato indietro”.

E tu hai aspettato sempre, per poi sola andartene via.

Adesso che non so neanche dove sei, perduto amore mio.

si ricomincia con le boe

Di nuovo boe, giornata facile quasi estiva con una sola classe in acqua su percorso corto. In mare da solo non si sta male e non ci si annoia.

Avrò un’altra stanza di acciaio grigio, come le disegnavo al liceo.

Adoro ciò che ostenta la pura funzione, senza concessione alcuna all’orpello.

bugie-72

oggi sono romantico

Giocare con le onde fino a dopo l’ora di pranzo. Poi tornare a casa, e poi ti penso anche se non so dove sei e cosa stai facendo adesso. Quale problema insormontabile ti stia tirando matta. Io mi sono goduto il sole, il vento da ovest e il silenzio fuoricosta.

E stasera sono romantico, mi avveleno del ricordo di momenti che non torneranno più. Abbiamo abbattuto su quadrati diversi troppo tempo fa,

ma io.
nel tuo porto.
ci sono passato giorni fa.
di nascosto: come un ladro.

“…
it’s not like you didn’t know that
I said I love you and I swear I still do
And it must have been so bad
Cause living with me must have damn near killed you

And this is how, you remind me
Of what I really am
This is how, you remind me
Of what I really am

It’s not like you to say sorry
I was waiting on a different story
This time I’m mistaken
for handing you a heart worth breaking
and I’ve been wrong, i’ve been down,
been to the bottom of every bottle
these five words in my head
scream “are we having fun yet?
…”

(how you remind me – NikelBack)

All’alba che ci sorprese dalla finestra, tanti anni fa.

Devo dire a una donna da cui ho imparato molto, negli anni in cui le lezioni erano ferite o carezze fatte di assenza, poche di quelle cose che dirle vorrei. E poiché i lunghi silenzi fanno di me un vigliacco le riesco sono a scrivere in un posto dove magari non le leggerà mai. E’ stata molto per me, ma non tutto, e per questo mi scuso e mi addoloro. Mi ha impartito la lezione più grande: quella fatta di onestà, eleganza, curiosità e fiducia. Nessun’altra donna ha fatto tanto per me, e sempre con il sorriso. Con onore.

Ecco la cosa più grande che può essere contenuta in un rapporto tra due persone: un’onorevole lealtà. Una donna che non è mai venuta meno alla parola data. Penso spesso a lei, al modo elegante in cui è entrata e poi uscita dal periodo più duro e buio della mia esistenza. Un amico stasera me l’ha ricordata con sei parole di una canzone che simboleggia per me la fine di quel rapporto, di quell’amore, tra due naufraghi nella corrente, tra due geni della fuga. Così, (Francesco Querin scrive:”se trova il tempo, mi troverà“…), sei parole per ricordare le stazioni di notte, le fughe interminabili da un capo all’altro dell’Italia, le attese in aeroporto, labbra che sapevano di caffè espresso.

L’immensa solitudine della distanza.

Ancora ti penso, e a lungo ancora ti penserò.

“Se la vedi dille ciao
salutala ovunque sia
e partita tempo fa
e adesso forse e in Tunisia
Dille che non si preoccupi
per le cose lasciate qui
e se crede che l’abbia scordata
non dirle che non e così
Abbiam’ dovuto dividerci
e sbatterci qua e la
ma per quelli che si amano
non e certo una novita
E adesso che se ne andata
e adesso che non c’e
e ancora nel mio cuore
e ancora vicino a me
Se mai la incontrerai
dalle un bacio da parte mia
ho sempre avuto rispetto per lei
per come se ne andata via
Se c’è un altro che le sta accanto
certamente non sarò io
a mettermi fra di loro
ci scommetto che non sarò io
Faccio un lavoro strano
vedo gente in quantità
e mi capita ogni tanto di sentire il suo nome
in giro per le città
E non c’ho fatto ancora l’abitudine
o forse mai ce la faro
sarà che sono troppo sensibile
o nella testa chissà che c’ho
Sole grande, luna blu
il passato e ancora qua
e so a memoria i ricordi
e il tempo prende velocità
Se tornasse da queste parti
il mio indirizzo la gente lo sa
tu dille che può cercarmi
se trova il tempo mi troverà”
F. DeGregori – non dirle che non è così -

Grazie

solo abitudini

All’ora in cui porto a casa la mia donna i finestrini del Nizza Città, espresso notturno di sognatori e altri miserabili, sfrecciano in direzione ostinata e contraria rischiarando la notte.
Così quasi tutte le volte.
Due modi di fuggire dalla mia inadeguatezza, e li conosco bene entrambi.

profeta straniero in terra straniera

« Un essere umano deve essere in grado di cambiare un pannolino, pianificare un'invasione, macellare un maiale, guidare una nave, progettare un edificio, scrivere un sonetto, tenere la contabilità, costruire un muro, aggiustare un osso rotto, confortare i moribondi, prendere ordini, dare ordini, collaborare, agire da solo, risolvere equazioni, analizzare un problema nuovo, raccogliere il letame, programmare un computer, cucinare un pasto saporito, battersi con efficienza, morire valorosamente.
 
La specializzazione va bene per gli insetti »
    

(Robert A. Heinlein, aforisma)

Questo uomo è il mio profeta da quando avevo sedici anni.