Archive for the ‘bugie’ Category
Bugie LIX
Assenza, mancanza, dolore di.
Mattina già iniziata, bagaglioordinato di una sola valigia rigida, alluminio e titanio su rotelle che se ne vanno oltre le porte dell’aerostazione. Irene che parte per uno dei suo viaggi di lavoro che non le possibile rimandare, in me la voglia importuna di accompagnarla come non ho mai fatto, nei saluti non dico niente che faccia sembrare la sua partenza come qualcosa di diverso dalle centinaia di altre, nell’ultimo bacio di saluto le si bagnano i bordi degli occhi,sparisce veloce, io mi infilo nel traffico.
Nella sua vita ha fatto un numero sufficientemente grande di viaggi da rendere il distacco all’areoporto una cosa priva di implicazioni tragiche eppure per la prima volta da anni tutti e due siamo molto tristi, deve essere il sacro vincolo del matrimonio credo, o forse il fatto che da quando è rientrata da Berlino non ci siamo più separati che per qualche notte, due settimane saranno misere senza sentire il suo corpo tra le mie braccia nel sonno.
L’unica richiesta che mi ha fatto è stata di non farmi sorprendere dal giorno ancora nel letto di Lize, io ho promesso.
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Nulla di quanto è scritto qui corrisponde a verità, lo dico per preservare le vostre candide menti e quelle schifosamente borghesi della vostra giovane progenie.
Bugie LVIII
Svuotato. Così mi sento dopo essere stato davanti alla lente di Bouche per sei ore. Svuotato. Il piano non serviva, non è mai servito, io e Labbradilampone esposti, vulnerabili, davanti all’artista in preghiera intenta a succhiarci via l’anima. E’ esattamente quello che è successo, e non ho capito come, ma ho sentito il suo sguardo scavarmi dentro fin a passarmi attraverso, fino a farmi divenire limpido. Trasparente.
Oggi nessun messaggio, ne io ne Giulia abbiamo avuto alcuna notizia dei risultati. Arriveranno.
Mi ha prosciugato anche le parole.
Vado a nascondermi nel seno di Lize, aggrappato al suo corpo incapace di inquietudine. Nascondo il mio uccello nella sua incondizionata accoglienza.
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Nulla di quanto è scritto qui corrisponde a verità, lo dico per preservare le vostre candide menti e quelle schifosamente borghesi della vostra giovane progenie.
Bugie LVII
Permesso ottenuto, notte meravigliosa. Dopo aver accontentato Ire nella sua necessità di sancire i diritti di proprietà sul mio corpo ed i miei sul suo mi sono trovato a fissare il soffitto con tutte e due che mi usavano come cuscino. La nostra megalomania adolescienziale ha fortunatamente previsto un letto che lo permettesse in maniera agevole.
«Starebbe bene uno specchio sul soffitto, ne ho visto uno adatto proprio oggi.» Interrompe il silenzio mia moglie.
«Si, sarebbe piacevole vedere il tutto da una diversa prospettiva.» Condorda la piccola.
«L’ho sempre saputo che sei una puttanella vanitosa.» Ire ha chiaramente voglia di una piccola schermaglia verbale in cui esibirsi alla mia presenza. Le mi donne non raggiungeranno mai l’età adulta, ho perso la speranza da tempo.
«Giulia sa che è mia sorella»
«Certo che sai come cambiare argomento, bastava dire che per te lo specchio è un accessorio massificato, caro.»
«Lo sa da quattro anni per volontà diretta del nonno.»
«E’ stata brava a far finta di nulla. Proprio una brava puttanella che non voleva perdersi le attenzioni del nipotino.»
«Perchè, adesso è cambiato qualcosa?» Giulia pare seccata.
«No, vivo con le mie sorelle in una casa piena di affetto.»
«… e perversione sessuale. Comunque vivi con tua moglie e le tue sorelle, non partire con le generalizzazioni.» sempre il passione di Giulia per la precisione.
«Cosa vuoi dire ragazzina dalle labbra blu, che tu hai più diritti di me su di lui?» il modo il cui mia moglie pronuncia queste parole non ha nulla di pacifico.
«Bambine, piantatela o mi arrabbio, da una vita ti considero mia sorella, la mia prima sorella. Lo sanno tutti.»
«Vorrei vedere, mio padre ti ha praticamente adottato da quando giocavi coi lego.»
«Quindi ritieni che sia mio dovere considerarla come una sorella maggiore?» Prova Giulia per rimediare ma ormai è troppo tardi, Ire la afferra gentilmente per i capelli fino a quando il viso di lei non si posiziona tra le sue gambe spalancate.
«Considerami la tua padrona, puttanella, lo sarò ancora per un bel po’. Rendi utile quella tua linguetta impertinente e ripuliscimi dal seme di tuo fratello.» L’ultima parte della frase, il pronunciarla, la manda letteralmenti fuori di testa dall’eccitazione. Quando la lingua della mia sorellina le tocca la fica viene immediatamente urlando il suo piacere. Giulia non si ferma, le afferra le cosce e affonda la bocca sulla sua vulva, no non ha proprio nessuna intenzione di fermarsi prima di aver inghiottito tutto quello che suo fratello ha pompato dentro la sua padrona. Stare su un fianco puntellato col gomito per avere una buona visuale mi devasta la schiena, maledizione.
«Sapete che quella storia dello specchio non è una cattiva proposta.»
Nessuna delle due risponde, sempre distratte quelle due. Sempre distratte.
Sveglio Ire prima dell’alba e adempio al mio ruolo nel piano di Labbradilampone, un dovere piacevole, mia moglie all’inizio crede che sia un sogno e non apre neanche gli occhi, quando inizio a portarle le gambe verso il petto mentre la fotto più affondo deve capire che sta succedendo davvero e comincia a partecipare con gioia e un po’ troppa incontrollata spontaneità. Dal momento in cui prende conscenza a quello in cui si riattivano le inibizioni che le permettono di avere rapporti sociali con il resto del mondo passa del tempo, un potenzialmente pericoloso scorrere di secondi.
Alle dieci Giulia riportava il missione compiuta prima di asportarmi il sangue coagulato dalla schiena e dai glutei per provvedere alla disinfezione delle ferite da unghie.
«La prossima volta fatti un favore, legala prima.» Mi consiglia mentre riordina tutto su un vassoio di argento per portarlo via.
Se Boccadimiele eccellerà come è condannata a fare ne sarà valsa la pena. Che frase eroica che ho scritto, ne sarebbe valsa la pena uguale, Ire mi ha prosciugato di qualsiasi desiderio.
In attesa il messaggio di Bouche: «Il tuo grosso cazzo gonfio che annega nel suo corpo sudato, ecco cosa mi ha svegliato stamattina.» Allegata una foto di Giulia nuda ricoperta di scintillanti goccioline.
Avevo già detto che quella femmina è un filo ossessiva vero?
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Bugie LVI
Come ho detto a quella ragazzina la sincerità è di gran lunga la droga migliore che ci sia in circolazione, di sicuro quella che da maggiore dipendenza, ma ha un irreparabile difetto: se la tagli la qualità crolla. Devo quindi correggermi ed essere esplicito sul fatto che io Bouche prima o poi la adagio su quel magnifico divano e la scopo fino all’esaurimento delle forze, quando mi fissa come la bambina più cattiva e colpevole di tutta la scuola mi fa bollire il sangue. Stanotte mi sono impossessato di Ire due volte e non certo in maniera gentile, stamattina al mio risveglio non l’ho trovata ma Giulia nascosta male tra le lenzuola è inconsapevolmente diventata soggetto del mio desiderio. Inconsapevolmente perchè ancora dormiva quando l’ho trascinata al centro del letto imprigionandola sotto di me, adesso sono le sette di sera ed è appena passata dandomi un bacio appassionato e umido, è tutto il giorno che lo fa un po’ a caso quindi credo che il suo umore non abbia risentito negativamente della sveglia.
Dopo aver abusato di lei l’ho abbandonata sul letto e visto che era tardi ho controllato la posta prima ancora di farmi la doccia con il risultato di mandarmi in malora la defatigante sensazione di pace universale del post orgasmo, il messaggio di Bouche diceva: «Devi essere stanco, mi hai scopato tutta la notte.» Era solo il primo messaggio questo, già sufficiente a causarmi una erezione dolorosa e superflua che l’acqua calda della doccia ha avuto difficoltà a far scemare, ho dovuto passare molto tempo sotto il getto a cercare di pensare ad altro e non appena la mia appendice virile ha deciso di rilassarsi nella cabina si è infilata Labbra. Essendo io in cerca di distrazione non potevo chiedere mi meglio che stenderle il sapone addosso, due volte. Tra la prima e la seconda c’è stata una piccola colluttazione in cui lei è finita contro le parete con la mia lingua infilata abilmente oltre la faringe, le mie mani a sorreggere le sue natiche lucide e bagnate mentre le sue gambe si incrociavano attorno al mio bacino…
«Hmmm. Ti sei innamorato?» mi ha chiesto scherzosa.
«Si, di te.» Le ho risposto io sincero.
«Cosa dirà la gente, sei un uomo sposato.» Ha continuato lei sullo stesso tono di prima, ridicolo e surreale. Come se il problema che rende le relazioni che ho con le mie sorelle impresentabili in società fosse il loro aspetto adulterino.
Mentre ci asciugavamo non ho resistito nel lanciarle una provocazione: «Sai che mi ha scritto la tua amica, che l’ho scopata per tutta la notte.»
«Puttana. Adesso mi sente.» Fa con aria sinceramente irritata.
«Ma dai, è innamorata persa di suo fratello e oltretutto sei tu che la masturbi proprio davanti a me, non mi pare il caso di fare scene di gelosia.»
«Si scopasse il suo di fratello! Puttana.» Brivido, mia ipotesi di supposta reciprocità, ha sottolineato sia ”il suo” che ”fratello” con lo stesso tono brusco. Bouche le ha detto qualcosa? Irene? no Ire ha promesso con me, non tradirebbe mai, è una questione d’onore. Boccadimiele, quella piccola serpe, manovra per avere un’alleata molto fidata e sessualmente potente come la mi piccola Labbra al solo fine di sedurre suo fratello. Abile, spietata, mi piace. Giulia ferma le mie elucubrazioni abbracciandomi alle spalle, ultimamente è diventata più materna, protettiva, pensavo fosse solo l’effetto che Lize ha su tutti in questa casa…
«Io lo so che siamo fratelli, lo siamo per metà, fratellastri. Me lo ha detto il nonno.» Non rispondo, non voglio darle conferme ma nemmeno posso mentirle, brutta situazione.
«Tu e Irene avete promesso di non rivelarmelo fino alla mia maggiore età, la promessa l’avete fatta al nonno davanti al vetro della neonatologia…»
Quanto mi basta per confermare la fonte dell’informazione, escludendo mia moglie può essere stato solo il patriarca.
«Si, siamo fratelli. Tu sei la mia sorellina.»
«Sorellastra.» Lo dice con disprezzo, come a sottolineare con dolore la diffenza tra le due cose. La colpisco con un ceffone, forte, ben controllato, le volge la testa su un lato.
«Sorella. E basta. Siamo dello stesso sangue tu ed io.»
Piange, Giulia si scioglie in lacrime ed io l’attiro a me, l’avvolgo tra le braccia fino a che non smette, fino a che non sento i baci che mi posa sul petto allora la prendo per mano e la trascino a cercare Elisabetta.
Lei chiede cosa succede, lo fa solo con l’espressione del viso, con uno dei suoi comunicativi silenzi, prendo la sua leggerissima mano nella mia vuota e tutti e tre andiamo nella sua stanza a sederci insieme sul letto. Serve un ambiente piccolo, una tana, per fare quello che non può più essere rimandato, dobbiamo tenere conciliabolo.
«Riunione di famiglia. Liz ti presento nostra sorella Giulia. Si nostro padre non è stato esattamente fedele ai voti nuziali e devo dire per fortuna. Il nonno ha fatto quello che fa sempre: riparare i danni.» Giulia ha gli occhi lucidi, le mani in quelle di nostra sorella ed è Liz che pronuncia una delle sue rare parole in mia presenza: «Sorellina.» Si abbracciano, ridono, Labbra azzarda persino una battuta splendida: «Tanto tornerò a essere zia presto. Oddio, tecnicamente saremo zii tutti e tre.» La situazione ha un che di ridicolo in effetti.
Ora di pranzo, tutta la mattina che non perdiamo il contatto visivo tra di noi, giriamo per la casa in gruppo e facciamo le nostre cose, Lize sta cucinando aiutata da Giulia, durante questa reclusione ha scoperto che la preparazione dei cibi le si addice ed è diventata persino quasi brava, la mia piccola invece è assolutamente negata tanto da confondere il sale con lo zucchero e non accorgersene fino alla seconda forchettata una volta in tavola. Io lavoro a questi maledetti test introduttivi della facoltà che mi tediano oltremodo, prima di chiudere lo schermo faccio un ultimo controllo della casella. Ho un nuovo messaggio, è Boccadimiele: «Tu e tua sorella, insieme, voglio fare un ritratto di voi due. Ti prego.»
«Giulia, vieni un attimo qui e leggi questo.» Mentre lascio aperta come unica finestra quella del messaggio.
«Tu cosa ne pensi?» Chiede lei inquisitoria.
«Mi piacerebbe, e so che lo desideri anche tu. Oltretutto lei ne ha terribilmente bisongo.»
«Di cosa avrebbe bisogno quella puttana? di sbavare sul tuo cazzo?»
«Sorellina, datti una regolata.»
«Già ti divido con tua moglie e con nostra sorella, credo sia naturale cercare di limitare la crescita del condominio, o mi sbaglio.» Guardo Lize per capire cosa ne pensa, lei annuisce vistosamente in direzione di Labbra. Maledette femmine possessive.
«Va bene, va bene, di cosa avrebbe bisogno la mia carissima dolcissima amica, infidatroiapugnalatriceallespalle.»
«Di vederci fare l’amore lì nel suo studio per toccare con mano che è possibile, che nessun fulmine cade dal cielo per incenerirci. Che anche lei potrebbe essere felice invece di finire come un’eroina tragica.»
«Tu vuoi andare li e scoparmi davanti alla sua macchina fotografica mentre lei scatta con tutti i flash posizionati intorno con cura? Sai che sei davvero un pervertito fratellone.»
Non mi giro neanche a guardare Elisabetta che annuisce, so che lo sta facendo e che sorride.
«Ti va?»
«Certo che mi va. Per caso hai programmato anche il momento in cui la tirerai tra di noi sul pavimento e approfitterai della sua giovane innocenza.»
«Veramente no, non faceva parte della mia immagine mentale.»
«Comincia a mettercelo dentro, perchè voglio che tu la apra in due come una mela quella puttanella.» Dice puttanella esattamente nello stesso tono che uso io come vocativo nei suoi confronti quando ho desideri particolarmente peccaminosi.
Anche mia sorella è il male.
«Sai che dobbiamo chiedere il permesso, almeno io lo devo chiedere di sicuro.»
«Facciamo che lo chiedo io per tutti e due.»
«Come farai?»
«Non è il come, è il quando, sta tutto nella scelta del momento ideale. Domani mattina durante il caffè sarà perfetto.»
«Come lo sai.»
«Perchè mio fratello l’avrà scopata come dio non comanda dalle cinque e quaranta alle sette e dieci. E vedi di non trascurare alcuna via di accesso al suo corpo.»
«Sai che sei una subdola infida puttanella….»
«Tieni giù le mani che devo ricaricarmi e soprattutto mi fa ancora troppo male per stamattina. Questa cosa che appena sveglio salti i preliminari ha i suoi svantaggi.»
Dopo pranzo faccio visita a Lize, ma ho paura di fare del male a lei o al bambino e finisco per toccarla come fosse di vetro, per farmi perdonare ma soprattutto perchè ne sento il bisogno mi fermo a dormire con lei dopo essermi rimesso i pantaloni addosso.
Quando mi sveglio sono sulla schiena, il mio uccello è sprofondato nel suo posteriore un po’ appesantito ma sempre magnifico, lei mi da le spalle e se lo fa scorrere dentro. Visto che sono sveglio partecipo, al faccio mettere in ginocchio, la pila dei cuscini sotto i gomiti, continuo quello che aveva iniziato graffiandole la schiena coi polpastrelli.
Ire ci trova così, la vedo schierata bollire sulla soglia, Lize gira il viso verso di lei: espressione estatica.
«Tu… dopo lo fai anche a me.» dice prima di ritirarsi per non vedere più noi due fratelli che facciamo l’amore. Inutile, di Lize è proprio istintivamente e irrazionalmente gelosa.
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Nulla di quanto è scritto qui corrisponde a verità, lo dico per preservare le vostre candide menti e quelle schifosamente borghesi della vostra giovane progenie.
Bugie LV
Lo studio di Bouche, anche se lei lo chiama Officina Fotografica, è qualcosa che va visto almeno una volta senza nessuna preclusione architettonico residenziale. Un ambiente dalla pianta irregolare chiaramente ricavato dall’eliminazione di locali minori adiacenti proprio sotto la piscina del terrazzo e dipinto di un bianco perfettamente compatto, gli infissi sono bianchi, lo scarno mobilio è bianco, il pavimento di betulla è quanto più chiaro possibile. «Il colore fa male alla luce» Dice lei. Ma macchie intense si affacciano dalle pareti come spaziose finestre panoramiche, sei grandi tele tre metri per due alle pareti colme di intensità, sei persone, sei ritratti che non scrutano nell’abisso ma si perdono nella luce. No, lo sto scrivendo senza grazia, senza precisione, sono sei persone che nella luce si ritrovano. Cinque donne ed un solo uomo, affascinante, sottile ed androgino con occhi chiari dalle ciglia perfette e molti tratti in comune con la nostra ospite «Tuo fratello maggiore deve essere estremamente affasciante.» «Lo è.» La sua risposta e grigia come l’aria di Torino a fine autunno, rabbia nascosta sotto uno strato di frustrazione. Anche le altre tele sono valide, quella dello scatto che ritrae la mia Labbradilampone pallida ed eterea che fluttua nell’acqua è incredibile, la cosa più radiosa e pura che ho visto negli ultimi anni, escludendo il viso di Lize al risveglio la mattina in cui abbiamo concepito nostro figlio. Lo voglio. «Come devo fare per impossessarmi di una tua opera? Hai un gallerista?» «Ti regalo volentieri tutto quello che vuoi» mi risponde con voce imbarazzata. «La foto che hai appeso di Giulia.» «Non ti darò l’originale, ma ti mando subito in stampa una copia. Ci vorranno giusto una quarantina di minuti, poi il montaggio e il fissativo… Puoi ritirarla mercoledì se trovi il modo di trasportarla..» Fa tutto da sola muovendosi veloce e nervosa da una parte all’altra del suo spazio di lavoro passando da un calcolatore all’altro fino a che non sento l’inconfondibile rumore di una aspiratore che parte seguito da quello del controllo ugelli di una stampante a getto d’inchiostro. Oddio stampante, un tirannosauro a getto di inchiostro per fare questa musica solo con la testina, mi guardo in giro cercandolo e mi rendo conto solo per il movimento della tela che sta scorrendo fuori della sua posizione:ce’ l’ho accanto ed è semplicemente troppo grande perchè potessi notarlo. «Hai un plotter dentro casa?» Faccio stupito. «No, è una stampatrice giclee a pigmenti.» Continuo a curiosare mentre Labbra viene creata dal nulla tre millimetri alla volta come macchia colorata sulla tela candida che si svogle dal rullo. Loro cominciano a lavorare, Bouche tutta concentrata sull’esposizione, la luce, intenta a studiare il corpo e i movimenti della mia Labbra nel più insignificante essenziale dettaglio. Sembra imbarazzata della semplicità con cui la sua modella si è liberata dell’unico indumento che aveva addosso entrando. La stessa canzone che si ripete, si ripete, ciclo continuo ininterrotto che esce da una decina di sorgenti sparse per tutto l’ambiente, gli occhi di suo fratello, i rulli ordinati su una rastrelliera ognuno con un’etichetta stampata incollata sulla plastica dura. Scatta, scatta, scatta, una scarica di lampi cadenzata che esce fuori dai broncolor facendo ronzare il generatore con frequenze sempre più alte. Ossessiva, ho sottovalutato la ragazza attaccandogli addosso la targhetta di cucciola borghese che si trastulla con passatempi artistici, no lei non si trastulla, il suo è un temperamento ossessivo: lei si da fino a che non è svuotata poi sviene e appena può ricomincia.
I
I must
I must not
chase
the boys.
E mi ritrovo a non guardare la mia Labbradilampone desnuda in posa su un divano di pelle cioccolato, montato sul set solo per questi scatti, attratto e affascinato invece dalla sua amica Boccadimiele, dalla giovane artista che tutto sembra meno che giovane e incerta una volta messo il viso dietro la macchina fotografica. Fa caldo nello studio malgrado i piedi nudi, da generatore un fischio acuto dopo ogni lampo, gocce di sudore nell’incavo tra seni di Giulia, la camicetta di bouche attaccata alla pelle senza scampo.
«Bambine, fate pausa» Sentita la mia voce Bouche si gira infastidita, i suoi spazi violati.
«Non siamo stanche» è la risposta.
«Il generatore ad alta tensione si però, se continui con questo ritmo tra dieci minuti scatterà la protezione a riarmo manuale e dovrai aprirlo per disattivarla. Non è una cosa proprio veloce.»
«Hm… hai ragione, certe volte capita. Ritrattista?»
«Non sono un fotografo ma ho passato molte piacevoli serate nello studio di un amico e qualche cosa ho imparato anche io.» Ad esempio che l’attrezzatura che vedo qui in giro si mette insieme di solito in trent’anni di lavoro molto duro continuo solo col pensiero.
«Chi?» Chiede mentre comincia a disattivare le luci pilota dal pannello principale.
«Difficile che tu lo conosca, non è più a Roma da cinque anni.»
«Prova.»
«Filippo…»
«FMC?!» fa lei prima che finisca di rispondere.
«Mi diceva che l’ambiente qui nella capitale è piccolo, ma pare vi conosciate davvero tutti.»
«E’ stato il mentore di mio fratello.»
«E lui è stato il tuo.»
«..si..» Risponde imbarazzata per poi infilare la scheda di memoria in uno dei terminali lanciando l’importazione automatica.
«Andiamo a fare un bagno?» dico indicando l’aqua della piscina ben in vista attraverso il lucernario del soffitto, la proprosta viene accettata con la speciale gratitudine di Labbra.
Tre in vasca, il sole delle cinque invisibile dietro una spessa coperta di nubi, idromassaggio acceso al massimo che riempie di bolle la porzione di acqua in cui ci troviamo, Labbra che tende a Bouche un morbido agguato alle spalle mentre stiamo parlando, le sfila il costume per appropriarsi con le piccole mani delle piene e plastiche mammelle dell’amica, la sua bocca sul collo di lei. Bouche si lascia andare chiudendo le palpebre, le riapre, inizia a fissarmi senza arrossire. E’ eccitata ma non imbarazzata, sono davanti a lei, un estraneo, un uomo, la sto guardando mentre la sua amante prende possesso del suo corpo e lei non mostra imbarazzo, minimamente. Prima abbiamo conversato un po’, non certo del più e del meno, e alcune cose di questa insolita creatura mi sono chiare, una brilla sicura su tutte le altre, non che io sia un virtuoso del ragionamento deduttivo ma nella posizione in cui mi trovo il mio vantaggio è evidente.
C’è energia nel suo sguardo, di quel tipo che elettrizza invece che bruciare, di quel tipo che spaventa invece che affascinare. Ossessione, non passione, mi fissa con quella dritta negli occhi mentre le mani e la bocca di Giulia fanno il loro lavoro e rendono breve e sincopato il ritmo del suo respiro.
«Da quando sei innamorata di tuo fratello.»
Labbra si pietrifica, sbigottita, la sua amica invece non ha nessuna reazione emotiva apprezzabile, nessun tumulto interiore.
«Da sempre.»
«Il tuo primo ragazzo l’hai avuto quando lui se ne è andato, vero?»
«Si.»
«Riempivi il vuoto?»
«Ci provavo.»
«Non serviva a nulla anzi ti faceva stare peggio, poi hai cominciato sul serio con la fotografia perchè te lo faceva sentire vicino.» Labbra ascolta attenta tenendo la sua amica stretta a se non più con passione ma con una forma di affetto protettivo e solidale che le fa onore proteggendo col suo corpo una schiena vulnerabile.
«Si, mi faceva stare meglio e poi gli mandavo i miei lavori la sera e lui mi commentava, parlavamo fino a tardi certe volte, fino a quando diventava dolce per la stanchezza.»
«Hai stretto amicizia con Giulia perchè viveva una situazione simile, immagino.»
«Si, ovvio, all’inizio è stato così, mi è bastato vedere come vi toccavate quando l’andavi a prendere all’uscita di scuola. Era ovvio che tra di voi c’era un’intimità più alta di quella socialmente accettabile.»
«Ne sei rimasta affascinata, i tuoi sogni realizzati da qualcun altro, la vita come l’avresti voluta tu.»
«Quasi, ma scoprendo la tua Labbra, o vorrei dire la vostra Labbra…»
«Credo la nostra Labbra ormai»
«La nostra Labbra, bhe, è una persona meravigliosa e spaventosamente fragile, incredibilmente sola nella sua vita fatta di adulti troppo decisi e autoritari. Sia tu che la tua donna siete piuttosto privi di quello che viene comunemente chiamato umanità.»
«Toccato. Sai che sei brava quando fai l’adolescente normale, la prima volta ci ho creduto. Continua.»
«Io mi sono invaghita di tua… nipote. Ho preso una bella sbandata in effetti.» La pausa, quella ce l’ha messa dentro ad arte, lei sa chi è davvero Giulia e ci ha messo un solo sguardo per capirlo mentre le tenevo la testa due giorni fa. Una giocatrice pericolosa, che tanto per cambiare ho sottovalutato, non tutti i borghesi sono idioti instradati verso la stupidità e dovrei saperlo meglio di tanti altri. Mai, mai, mai perdere l’iniziativa come mi ha insegnato il colonnello.
«Tra quanti giorni tuo fratello si trasferirà di nuovo in questa città, nella casa in cui vivi anche tu?»
«Tu, come lo sai?» Fa lei mostrandosi vulnerabile e stupita per la prima volta.
«Hai l’aria di una che sta per lanciarsi contro un incrociatore lanciamissili armata di un temperino e della sua adamantina volontà. Solo che la tua volontà non è adamantina e hai paura che ti tirerai indietro quando lui sarà qui, quindi ti stai pianificando una efficace e piacevole via di uscita.»
«Il primo di settembre lascierà la casa di Milano per tornare a vivere qui. Labbra non è la mia via di uscita, non la sto usando.»
«La droga più potente, mia cara, è la sincerità. Imparalo. Diciamo che non la stai solo usando e che la mia piccola Labbra è anche la tua via di uscita onorevole se le cose prendono una brutta piega.»
«Diciamo» A sentire questo Giulia strizza forte i suoi capezzoli tra le dita, vendicativa, un lampo di dolore passa sul viso di Bouche. Mi avvicino a lei fino a quando non è costretta a reclinare il capo indietro per tenere il contatto visivo, sento il calore dell’acqua riscaldata dal suo corpo arrivarmi sull’addome. Giulia riprende a frugare in lei eccitata dalla mia prossimità, dalla mia improvvisa intimità con la sua amante. Questa ragazza è qualcosa di prezioso, di incredibilmente sbagliato, probabilmente la persona più incasinata e perversa con la quale abbia avuto a che fare escludendo Irene.
«Lui non riuscirà a resisterti.» I suoi occhi diventano improvisamente imploranti, incerti, giovani. «Te lo prometto» e sigillo questa promessa con il contatto delle mie labbra sulla sua fronte. Poi la lascio andare, mi allontano, la lascio alla sua amante, alla carne che riempe l’assenza . Suo fratello era un ragazzino del liceo quando lo conobbi, adesso riesco a ricordarmelo, aveva quindici forse sedici anni, e come chi custodisce un terribile segreto sorrideva solo con la bocca guardando sempre altrove. L’aristocrazia della città eterna è poco più grande di un villaggio di contadini, tutti si imbattono gli uni negli altri.
Torno a casa e scrivo tutto quello che adesso Ire sta leggendo fino a questa riga seduta sulle mie ginocchia accarezzandomi di tanto in tanto.
«Hai preso a fare il missionario dell’incesto?»
«Pare.»
«Alla nostra piccola Labbra si spezzerà il cuore a settembre.»
«Non credo proprio, ho la sensazione che l’interesse sia genuino.»
«Hm, vedremo. Ah, grazie per non esserti scopato quella ragazzina in piscina.»
«Credimi, non è stato un sacrificio.»
Mi guarda strana, una parte è soddisfazione il resto tutto desiderio improvviso. Lo stesso che ho io.
Corriamo di la fino al nostro letto mentre Giulia è tutta intenta a battere sul suo portatile. Scopiamo come animali, una cosa veloce, una cosa feroce, solo io e lei, di fretta. Come quando eravamo ragazzini e tornavamo dalla scuola marciando sul via spedito con la voglia addosso prima di pranzo.
«Fratellone, per un attimo ho pensato che fossi improvvidamente cresciuto.»
«Impossibile Ire, impossibile sorellina.»
«Andiamo a mettere su una cena.»
«Andiamo.»
Credo che l’amica della piccola sia proprio quello di cui aveva bisogno, sono entrambi indispensabili l’una all’altra.
Perchè tra loro c’è solo luce.
Nulla di quanto è scritto qui corrisponde a verità, lo dico per preservare le vostre candide menti e quelle schifosamente borghesi della vostra giovane progenie.
Bugie LIV
Nella mi casella di posta questa mattina sono arrivati due PNG e una parola di sei lettere: G R A Z I E. Dai metadati delle due immagini la ispirata Boccadimiele ha fatto molto tardi stamattina. Labbra fluttuante di lunghe code nel tulle rosso carminio risultava processata alle 0320 mentre lo scatto che mi ritraeva assorto a scrivere riporta nello stesso campo 0714, povera bimba oggi si sentirà distrutta peggio di un dopo festa a base di metaamfetamina. Labbra non ha tenuto sveglia solo lei, per quanto nel deliro dei ricordi recenti, ma si è premurata di farsi venire una crisi mistica di pianto proprio mentre ero ben infilato dentro Irene gioiosamente avviato verso la scena corale del primo atto.«Mi dispiace, non dovevo, vi ho tradito…» il tutto piangendo e singhiozzando rigorosamente sul nostro letto guardandoci scopare, certe cose devo dire che hanno un nefasto influsso sulla marea del mio desiderio sessuale. Mi sono fermato sbuffando infastidito, Ire mi ha rivolto un primo sguardo incazzato poi vista la situazione ha alzato le mani all’altezza delle orecchie facendo quel gesto infantille che mi fa sempre scoppiare a ridere e il cui messaggio è ” io non c’entro niente, stavolta.”. Oltretutto è bruttissima quando piange per il senso di colpa, veramente deerotizzante, cosa strana visto che ritengo il senso di colpa della donna e la generosità autodistruttiva che lo accompagna il condimento più saporito di un feroce rapporto sessuale. «Sei orrenda quando piangi, ricordi quella rugosa cosina rosa che eri la prima volta che ti ho tenuta in braccio.»«Non volevo tradirvi. Cioè volevo lei… ma non più di voi.» e giù a seguire di bwaaa e singhiozzi. Io penso «Ora le do una sberla.» ma mentre lo faccio è la mano di Ire che parte arrivandole imprecisa appena sul bordo della mascella, a sua discolpa c’è da dire che il fatto che le fossi sopra e la tenessi ancora infilzata non facilitava certo la fluidità dell’attacco. Mi sfilo da mia moglie e mi stendo, la mia erezione che si sgonfia penosamente mentro prendo labbra per le spalle e la rovescio tra noi due, tra l’altro e l’Altra. Si aspetta punizione, credo che otterrà al massimo un po’ di sano dileggio a cominciare dalla sua padrona che è di umore contrariato per ragioni autoevidenti.«E come ci avresti tradito?»«Lui non te l’ha detto, ho sedotto Bouche oggi.»«E brava la mia puttanella»«Ho desiderato un’altra donna oggi, me la sono presa, e mi dici brava?»«Si, significa che stai venendo su bene.»«Ma ho tradito le tua fiducia, mi sono gettata tra le braccia di un’estranea. Io… è la prima volta che lo faccio con un’altra, mai avrei pensato di farlo… Mi sento malissimo. Mi sento sporca.»«Povera piccola, si sente sporca, scopa con mio marito in ogni dove anche pochi giorni prima del mio matrimonio ma si sente in colpa se si sbaciucchia una ragazzina.»«Amore la stai mettendo giù un po’ dura.» Faccio io capendo nello stesso istante che era meglio se restavo zitto.«Io, è la prima volta che voglio qualcun’altro.»«Estendi il concetto.»«Ho semmpre e solo voluto Aure, poi ho scoperto te e tu mi hai insegnato tutte quelle cose sul piacere, tutto è venuto naturale e poi te e Lui per me siete la stessa persona o quasi, è come desiderare una cosa sola. Una cosa che voglio da sempre. E adesso quella… ragazzina mi fa fare cose… io credovo che le sarei riuscite a fare solo con voi, che la avrei volte fare solo con voi.»«Quante storie per una leccata di fica.»«NO! Non gliel’ho leccata!»«No? e di cosa stiamo parlando?»«Io… l’ho fatto con le dita.»«Sei davvero in crisi mistica per aver masturbato una tua coetanea?»«Perchè fai sembrare tutto questo ridicolo?» dice Labbra facendosi spuntare un timido ghigno incerto.«Perchè non hai tradito nessuno, e posso immaginare perfettamente le tue vere motivazioni.»«Motivazioni? E’ stato solo uno sbaglio…»«Tu ti sei scopata la tua amica per dare spettacolo ad Aureliano, hai percepito cosa desiderava lui per te e lo hai accontentato. Lo hai fatto per compiacerti dell’essere la più brava bambina di papà, come ama dire lui.»«Mh, ma a me Bouche piace, mi da quel senso di elettricità su tutto il viso, euforia.»«Ma non il vuoto nello stomaco… quella sensazione di oppressione sotto lo sterno e poi la percezione ben definita del tuo addome che si liquefa per colare fuori dalla tua fica implume.»«Eppure l’ho provato.»«Quando?»«Quando lui si è alzato e ci è venuto vicino per vedere meglio.»«Vedi che è lui?»«HM. Quindi?»«Quindi sei tu che adesso devi decidere come comportarti con la tua amica ma ti avverto, senza pubblico dubito che troverai la cosa altrettanto eccitante.»«HM. Però lei mi piaceva pure prima.»«Ma non l’hai mai toccata neanche ubriaca in una rissa.»«HM.»Dopo di che Ire l’abbraccia, la bacia, e poi le spige gentilmente la testa giù verso il mio inguine «Gentilmente vedi di fare la bambina responsabile adesso e ripara il danno che non voglio fare troppo tardi all’appuntamento coi miei meritati orgasmi.»Ormai la usa come un preliminare.E funziona.
Mi ritrovo con un grazie nella posta elettronica e quando chiedo a Giulia il perchè le abbia dato il mio indirizzo lei mi risponde che bouche oggi si è masturbata almeno sei volte immaginando di risentire quel ”brava” da me che la fissavo dritta negli occhi mentre veniva.«Un’altra pretendente al ruolo di più brava bambina di papà?» Faccio curioso, Labbra diventa pura infantile gelosia negli apprezzamenti verso la sua amica ed il mio modo di tenerle la testa e far girovagare lo sguardo sulle sue generose forme. Almeno fino a quando non la stendo sul divano e la bacio, a lungo e profondamente come riesce a farmi venire voglia di fare tutte le volte. «Tranquilla, sei figlia unica.» Adesso è tutta un sorriso mentra seduta sulle mi ginocchia nasconde il viso nell’incavo del mio collo.«Ho un favore da chiederti, a nome di tutte e due.»«Dimmi.»«Potresti guardarci ancora»«Ok. Ma solo guardare eh, sia chiaro.» Perchè va bene fare l’affetto ma non bisogna viziarle.«Solo guardare. Promesso.»Poi comincia ad aprirmi la lampo, con i denti, odio vederglielo fare: è una di quelle cose che ti aspetti solo dal professionismo, se io cercassi di aprire la zip di un abito da sera con i denti riuscirei soltanto a finire sfregiato al pronto soccorso.«Non si era detto solo guardare?»«Quello vale a casa di Bouche.»La sua di bocca non è che la chiude, no, la riempie appena possibile con voracità tanto che quando passa Ire ad avvertire che è quasi pronto tiene a specificare che sia attesi ”appena la piccola finisce l’aperitivo”.
E domani passo un altro pomeriggio a bordo piscina.
Stavolta mi porto il costume però.
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Nulla di quanto è scritto qui corrisponde a verità, lo dico per preservare le vostre candide menti e quelle schifosamente borghesi della vostra giovane progenie.
Bugie LIII
Morbida, formosa, persino cicciottella ad essere, come si definirebbero le miserabili penne della carta partinata da pettegolezzo, impietosi. La pietà è un’altra cosa, figlia di un’altra umanità di cui sono stati privati nel battesimo dell’acquisto a credito, di superflue vacanze costose per cui fanno gli straordinari sui motori di ricerca. Io seduto qui a questo tavolo di vetro sotto il grande ombrellone color canapa che dondola appena appeso al suo massiccio supporto posso solo certificare che quel pezzo sopra del costume lo riempie bene, o perlomeno l’ha riempito fino a quando Labbra non ne ha sciolto il laccetti gettandolo via in una gocciolante palla di poliestere vendicativo. A bordo piscina, comodamente sistemato con un calice di succo di frutta tiepido e una connessione cellulare, incaricato di fare il guardiano di mia sorella.
E’ iniziato tutto ieri sera quando una labbra annoiata aveva cominciato a strofinarmi la patta dei pantaloni con i piedini affusolati, io non avevo voglia per cui non ho accennato a reazioni e mi sono limitato a continuare la visione dell’Addestratore di ,Draghi, film di animazione semplicemente grandioso. La mi passione solare per le opere destinate ai bambini non è condivisa in casa se non da Lize che però era in piena fase nusea ed emicrania: decisamente da non importunare. Mi stavo gustando il mio film da solo nella sua lingua originale, che per un prodotto interamente realizzato con immagine sintetica dovrebbe essere il binario ma non sottiliziamo, quando una Labbra che non ottiene soddisfazione nel suo molestarmi sbuffa: «Che noia che sei.»«Avresti proposte interessanti, eccitanti o comunque sconvenienti?» Faccio io tanto per dire, ma con l’attenzione riservata solo alle meraviglie sullo schermo.«Te lo prendo un po’ in bocca?»«No grazie.» Col tono un po’ sbadato di chi rifiuta un bicchiere di prosecco ad un ricevimento.«Ti va di accompagnarmi in un posto?» prova con il secondo tentativo, che per la massima sincerità non ho davvero ascoltato pensando automaticamente fosse un’altra profferta sessuale per cui non ero nella disposizione d’animo adatta.«Mh, domani.» Faccio distratto.Lei recupera da terra il portatile, il tempo di infilare dentro le credenziali di accesso e comicia a battere a tratti, veloce. Cento centocinquanta battute alla volta, pausa, risposta emotiva sul suo viso, ribatte, ghigna, io sospetto che mi ha fregato.
Per la cronaca il fatto che mi aveva appena fregato è passato in giudicato stamattina, in maniera inappellabile.
Alle dodici di oggi ci tenevamo per mano nell’ascensore diretto all’attico dove vive la sua compagna di classe e migliore amica di sempre per onorare un invito a pranzo informale nato dalla subdola truffa della sera precedente. Sempre che yougurt e frutta fresca si possano chiamare pranzo, fosse qui Ire sarebbe tutta riprovazione per la inadeguata ospitalità di questa giovane generazione, ma non vi ho trovato nulla di cui lamentarmi visto che lo yougurt era artigianale e denso come sigillante, la frutta matura e odorosa. Bella casa luminosa, arredamento contemporaneo e minimalista, molto spazio vuoto, piscina sul terrazzo che poi era il punto di forza dell’invito della compagna di studi.
Ma facciamo le presentazioni, meglio ancora trascriviamo le presentazioni fatte dalla cortese Giulia.«Credo sia il caso di fare le presentazoni. Lui è Aureliano, il mio nipotino nonché consorte della mia signora e padrona come tu già sai. Lei è Boccadimiele come il personaggio di Benni, ha diciassette anni ed è la mia migliore amica, ti ho già diverse volte parlato di lei.»Entrambi annuiamo come a confermare la sincerità delle sue parole, so parecchie cose di questa goivane tra cui i suoi insuccessi sentimentali ed i notevoli risultati artistici che per grazia di Giulia ho potuto saggiare anche se solo a schermo. Bouche si ostina a creare relazioni con giovani maschi che in realtà non le suscitano alcun istinto animale, si trova a fare il suo dovere di ragazza come costretta dagli eventi, il suo primo rapporto sessuale è stato così disastroso e insoddisfacente che non ne desidera altri ma a qualcuno sente di doversi accompagnare quindi… elimina cinicamente il suo cavaliere quando le pretese di lui cominciano a farsi troppo esplicite. Perlappunto è a Roma dopo aver scaricato il prescelto per l’estate fuggendo dalla residenza estiva in costa smeralda coperta da motivi sentimentali mentre voleva solo starsene in santa pace a lavorare con qualche volontaria. Labbra è la sua modella preferita, credo persino la sua musa, a giudicare il modo febbricitante in cui scatta, scatta e ancora scatta con la sua fotografica scafandrata immagini di una Labbra che prova una posa dopo l’altra in apnea per poi fare una pausa ogni venti minuti e cambiarsi d’abito. Vederle lavorare insieme mi provoca un piacere difficilmente descrivibile, sono così giovani eppure sistematicamente maniacali nei dettagli. Ripetere, ripetere, ripetere. Vanno avanti da poco meno di tre ore quando mi faccio sentire: «Fate una pausa e uscite dall’acqua.» «Perchè?»«Labbra è blu e le tue mani hanno perso qualsiasi sensibilità. Così non combinerete nulla per cui valga la pena candeggiarsi in piscina.»Si guardano un attimo e poi annuiscono uscendo, a questo punto del pomeriggio Bouche ha ancora il suo costume addosso, Giulia invece ne approfitta per liberarsi dell’abito di tulle bagnato che le sta incollato addosso e si stende nuda sul telo di spugna blu, la sua amica lo spiega affianco e sotto il sole cominciano a riprendere il calore perduto durante la lunga permanenza in vasca. Ogni tanto getto uno sguardo su quei due corpi abbandonati che prima parlavano fitto e adesso giacciono silenziosi, Bouche fa solo finta di rilassarsi mentre si mangia la mia piccola con gli occhi, Giulia fa le fusa e si stiracchia per farsi ammirare. Come rituale di corteggiamento potrebbe andare avanti in eterno dipendendo dalla pusillanimità della nostra ospite, che poverina ha tanto coraggio dietro una macchina fotografica quanto poco quando tra le mani si ritrova carne pulsante. Oltretutto la prima proposta di ieri sera l’accetterei con incanto adesso malgrado le condizioni che lo renderebero inopportuno, ma lasciar trascorrere su un limbo di accettabilità ipocrita questo pomeriggio proprio sarebbe una sconfitta o peggio: una resa. Cammino nella mia tenuta kaki fino a Labbra, le mi vede controluce, mi abbasso fino a posarle un lungo bacio sulla bocca mentre con la coda dell’occhio godo Bouche che ci sbircia e stringe le gambe, sussurro nell’orecchio della mia amante «Non farla aspettare ancora.» Un altro lungo bacio, eccitante, lascivo, me ne torno al tavolo di cristallo sotto l’ombrellone a far finta di avere cose più importanti che gustarmi mia Zia che seduce la sua fotografa preferita.
Bouche fa disperatamente finta di dormire mentre Giulia le sale in arcione sul bacino, le accarezza piano il tronco partendo dall’addome, ancora, Bouche si punta sulla nuca livemente, il segnale è inequivocabile, Labbra le slaccia il bikini e lo lancia ai miei piedi.
Bouche spalanca gli occhi
Labbra le prende in mano i seni, capezzoli eretti tra le dita
Bouche sta per dire qualcosa
Labbra le affonda la lingua in bocca prima che possa.
Chiudo lo schermo del portatile e le fisso ostentatamente, sono tutte e due partite, avvinghiate, la ragazzina non ci ha messo molto ad abbandonare i suoi doveri di brava giovane di nobile origine e adesso stringe Giulia come fosse l’oggetto più prezioso al mondo. Conosco quell’atteggiamento, non è il piacere della conquista, è senso del possesso, affascinante, Bouche la timida pare sia la bestiola che ho immaginato quando mi ha stretto la mano allo zenith. In piedi mi avvicino per vederle meglio, mi siedo a terra a un metro dalle loro teste, Bouche imbarazzata cerca adesso di fermare Giulia senza riuscirci.«Dai smettila, ci sta guardando.» sibila la padrona di casa«Ti eccita, ti eccita almeno quanto me.» Risponde Labbra con quel tono che ho sempre visto in bocca ad Ire, nel dirlo le infila una mano nelle mutandine.«Oddio, non è vero, che mi stai facendo, oddio. ODDIO»Ora non è che io sia particolarmente votato ad essere neutrale, non sono la Confederazione Helvetica, mi inginocchio poco più su della testa di Bouche e la prendo tra le mani scostandole i capelli dal viso mentre Giulia le succhia i capezzoli e li martoria con quella linguetta instancabile che il sigore iddio le ha donato mentre con le dita le riprogetta la fica. Fisso Bouche dritto negli occhi, mantengo lo sguardo, lei non distoglie il suo fino a che non esplode con violenti spasmi, la mascella serrata nello sforzo di non urlare. Chiude gli occhi, le accarezzo il viso un istante, prima di lasciarla all’affetto di Giulia le sussurro con la voce più dolce che ho: «Brava, bambina.»
Ed ora me ne sto qui a questo tavolo con una fastidiosissima pressante voglia di scopare che riuscirà ad appagare solo quella puttana di Ire mentre le bimbe continuano a fare foto.
Il tramonto arriverà a salvarmi.
Nulla di quanto è scritto qui corrisponde a verità, lo dico per preservare le vostre candide menti e quelle schifosamente borghesi della vostra giovane progenie.
Bugie LII
Alle dodici e trenta, elegantemente e completamente vestiti o quasi, ci presentiano alla porta di una felicissima mater in frenesia da trasformazione alimentare che stempera subito la gioia quando una Elisabetta vistosamente gravida l’abbraccia e lei non riesce più a pensare di aver sbagliato valutazione durante la cerimonia.
«Finalmente tutti i miei bambini di nuovo a casa.» Esclama naturalmente falsa portando a tavola la prima portata.«Anche qualcuno in più rispetto a quelli che se ne sono andati» Fa il genitore fulminato immediatamente dallo sguardo della consorte.«E’ la vita che va avanti, ringraziando dio. Per una volta abbiamo anche il piacere della zia con noi.» Rincaro io, ma proseguire con la narrazione del dialogo del pranzo risulterebbe tedioso come uccidere a bastonate i cuccioli di foca quindi passo direttamente al momento più disgustoso: la zia Giulia costretta a intavolare conversazione con il sui più giovane nipote.Per farle superare il trauma l’ho dovuta portare fuori a cena stasera, solo noi due fino all’una in un luogo che offrisse sufficiente tranquillità ed uno scenario degno ma torniamo alla sequenza cronologica dello scempio.
La sporgente fecondità di Lize è stata una scusa troppo invitante per ritirarci nella sua stanza, lei per riposare e io con la scusa di riordinare un po’ di materiale da portare via dalla mia vista ormai la mia ufficializzata condizione coniugale, la povera Labbra invece è rimasta impigliata nei doveri familiari aiutando la mamma a rassettare, poi facendosi tenere compagnia da un frater minor inusualmente curioso. Mentre io e Lize facevamo la bestia a due groppe sul di lei letto da ragazza di nobilecenso brava ma non troppo, Giulia schivava domanda sul suo stile di vita e le sue frequentazioni con ispirati slalom semantici, ostinata come è a non mentire se non assolutamente necessario. Lui le ha regalato confessioni circa la sua borghese ed avvincente vita sessuale di liceale dei quartieri alti con uno stile narrativo che posso solo intuire dalla sua reazione: appena possibile mi ha inviato un sms « Salvami o uccidimi. Preferirei la prima.» L’ho fatto leggere a Lize che aveva appena chiuso gli occhi, un istante per pensarci su poi una carezza e un eloquente gesto verso la porta. Rispondo a Giulia tramite stesso mezzo per evitare sospetti nella domus e dopo un paio di minuti sento bussare fuori dalla porta verso il corridoio, apro uno spiraglio, lei sguscia dentro chiudendosi la porta alle spalle ed appogiandoci la schiena per poi emetter un melodrammatico sospiro di sollievo.
«Mi ha persino toccata, cristo, sento il bisogno di lavarmi con l’envirochem.»«Da quando usi detergenti biocidi da laboratorio?»«E’ una cosa tanto per farti capire lo schifo. Lui e le sue sgallettate inventate, è disgustoto, tutto chat e facebook, mms e fotine, persino i video sul’Iphone di qualche poveretta che prova a fargli un bocchino.» Disgustata lo è sul serio tanto che sentito il discorso Liz le tende le braccia dal letto e lei ci si fionda tutta vestita tra quelle carni materne e rassicuranti per farsi coccolare come la bambina che non è.«E così il moccioso lo infila in giro.» Anchio disteso sul letto dopo essermi rimesso camicia e pantaloni. «E se ne vanta prodemente. Sai che fanno delle feste dove ragazze malvestite fanno a gara a prendere in bocca i patetici piselli di questi sfigatelli? Mi ha fatto veder i filmati di lui e dei suoi amici, ubriachi e cucinati di discoteca e solo dio sa che altro.»«Queste giovani generazioni che si divertono…con l’Iphone» E’ la mia risposta.«Come se voi non foste mai andati a una festicciola» rompe il suo silenzio Lize.«Veramente no, e per quello che ne so neanche Labbra ha a che fare con questi eventi socializzanti, tu invece si?»«Veramente io non ho mai fatto la parte di quella che lo prende in bocca davanti a tutti, ma l’ho visto succedere più volte.»«Dio, e vedere come le insultavano con quelli che suppongo considerasssero complimenti, e le femmine ridevano, si vantavano, si davano arie da pornoattrici consumate. Che schifo. Mi sarei strappata le ovaie con le unghie.»«Insomma i tuoi coetanei ti hanno sorpreso.»«Ti prego, tienimi chiusa in casa fino a che non compio trent’anni, facciamo magari venticinque.»«L’hai presa così male, non saranno mica tutti così?»«Ti ricordi che io e quel coso andiamo allo stesso liceo vero?»«Lo stesso in cui andavamo io e Irene»«Io la conosco quella gente, già mi facevo schifo prima, adesso… oddio. Una di quelle è una mia compagna di classe capisci, una che spompina i ragazzini per farsi dare della troia in un locale notturno o in una festa privata. E quando andrò a cercare i video in giro vedrò di peggio, lo so. Quel porco ne aveva quasi due gigabyte solo nel telefono girati da lui.»«Ehi, non prenderla così, non è che puoi fare la moralista tu che ti scopi tuo nipote e tutte le notti dormi nel letto suo e di sua moglie.»«E’ una cosa completamente diversa, il mio non è un giudizio morale ma puramente estetico. Loro, la loro sessualità incerta urlata e commerciale, le loro gare laide, sono disgustosi. Io e te durante un amplesso siamo stupendi.» Durante questa affermazione scopro Lize a fare su e giù con la testa a conferma, Giulia le fa una carezza sulla guancia a silenzioso ringraziamento.«Resta il fatto che saremmo noi i porci incestuosi.»«Incestuosi di sicuro, ma credimi volgari e privi di passione come loro mai. L’orrore l’ho provato nel confronto con quello che i miei occhi vedono tutti i giorni, prendi stamattina ad esempio quando mi avete svegliato dal sonno del giusto mentre la mia padrona ti sbatteva sul letto con energia, sembravate fatti di luce. Limpidi. Ho provato il piacere carnale come fine, non sopporterò mai di vederlo usato come strumento o merce.»«Irene ha fatto su di te un lavoro perfetto, assolutamente.»«Che intendi?»«Che sei come lei, a modo tuo però. Libera come lei.»«Dici?»«Assolutamente.»«Visto che allora sono stata brava… posso cambiare liceo?»«Sicura? E dove vorresti trasferirti?»«In uno in cui non ci sia schiuma umana del genere.»«Lo chiederemo a Ire, spetta a lei decidere.» A questo lei non ha niente da ribattere, sa che è così e punto.
Appena riusciamo a tornare a casa Labbra si infila nell’idromassaggio e io mi do da fare perchè si senta finalmente pulita quando ne esce, poi la porto a cena fuori tra le proteste non troppo convinte di Ire. Per accompagnarmi si è messa un abito magnifico, lungo e stretto che le lascia le spalle e la braccia scoperte reggendosi al suo collo minuto, i capelli raccolti in un chignon su cui Lize ha perso un po’ di tempo. E’ splendida e perfettamente fuoriluogo in quel cazzo di liceo, più di quanto lo fossimo io e l’Altra e so che per questo Irene le impedirà di andarsene di lì. Non è vendetta per lei quanto ostentare la vittoria in maniera oscena specie quando mi manda a prenderla all’uscita in pieno assetto da principe azzurro sconveniente.
Bugie LI
Provvisorio come un covone di zucchero filato me ne sto alla scrivania dello studio, Giulia attorcigliata sulla poltrona a centro stanza rilegge qualcosa che ha passato la mattina a buttare giù, comprendendo la mia muta curiosità mi ha dato un paio di cartelle da scorrere all’ora di pranzo e da allora galleggio incerto per casa senza trovare pace. L’influsso di Ire non si è esercitato solo sul suo stile estetico, sullo studio e sul sesso, combinandosi al mio che si è invece indirizzato principalmente a farne una virtuosa succhiatrice di uccelli ha tirato fuori una narratrice instancabile e ossessionata dalla rifinitura. Batte, revisiona, ribatte, taglia, ripulisce, lucida, quello che mi ha spedito via LAN sono milleetrecento caratteri che scintillano a specchio: polvere di stelle compressa fino a fondersi. Stupito e confuso dai suoi sedicianni, dalla sua appena sospettata complessità, dalla rivoluzione che è avvenuta della sua vita nell’ultimo inverno. Intenta a rivedere una bozza, muscoli del viso distesi, uno spettacolo di nudità innocente e concentrazione, le scatto una foto con la Leica che se ne accorge appena e mi rivolge un sorriso ad occhi bassi. «Per il retro di copertina.» Le faccio io mondo da qualsiasi desiderio di deriderla.«Sarebbe adatta.» Risponde lei senza distogliere la sua attenzione dal piccolo monitor.Io intanto me ne sto qui a torturare la tastiera senza cavarne nulla di degno, frasi approssimative, il processo creativo spuntato dalla mia colpevole ignavia, oltretutto dovrei persino occuparmi di preparare il mio rientro in università a settembre appena in tempo per il primo appello degli esami. Pare che non solo il mio professore ma il dipartimento tutto abbia sentito la mancanza se non proprio della mia disturbata personalità quantomeno delle mie capacità di trattamento dei dati sperimentali grezzi, quindi grazie a fondi privati sono in grado di offrirmi il posto che avevo prima con qualche bonus lungo la strada, il primo dei quali consiste nel tenere un seminario introduttivo di presentazione delle ricerche in corso alle matricole. So che dietro c’è la mente barocca del mio professore che non vede l’ora di vedermi in azione con mano libera davanti ad un ambiente ricolmo di giovanissime menti desolatamente vuote… perchè nessuno di noi si fa illusioni sulla maggioranza delle matricole dei corsi di laurea triennali in scienze sociali, sapesse mi Elisabetta o della mia leggiadra Labbradilampone sarebbe meno entusiasta dell’idea. O forse no, spesso mi sono trovato a commettere il perdonabile errore di sottovalutare quell’uomo eccessivamente urbano e cortese. In formato elettronico la guida dello studente per l’anno accademico 2010 2011 se ne sta adagiata tra tutti gli altri documenti virtualmente coperti di disinteresse, dovrò occuparmene invece per evitare di fare errori grossolani quando qualche ombrettoverde in diminuendo si presenterà a chiedere consigli durante uno dei molti lunghi quarti d’ora accademici, poichè io credo in maniera ferrea e ortodossa nella relatività del quarto d’ora.
Giulia ha messo il portatile a terra, si stira le gambe nella luce grigiobluastra del temporale di passaggio, poi si alza, pochi elastici passi sulle punte e si siede sulla scrivania dritta davanti a me dandomi le spalle, solleva quella meraviglia tonica di gambe sopra la mia testa e compie mezza rotazione. Nuda, seduta sul piano della scrivania, i suoi piedi posati ai lati dei miei gomiti, lo schermo del mio pc che le nasconde il ventre, i suoi seni che spuntano sodi e appuntiti appena sopra, con la mano sinistra molto lentamente chiude lo schermo verso la tastiera, altro la fisso negli occhi dal basso in alto, lei prende la macchina e la confina su uno spigolo senza levare le pupille dalle mie.Non lo dice con la bocca, è il suo profumo che lo urla imperioso:
MANGIAMI
La prendo per le coscie e la trascino verso di me fino al bordo, getta indietro la testa e adagia la schiena contro il piano, la mia bocca si incolla alla sua fica dischiusa e già gocciolante, la mangio tenendole le caviglie strette nelle mani.La mangio, fino a che lei non singhiozza di piacere, poi continuo.Mia moglie passa di lì e ci vede, scuote la testa:«Bambini tra un po’ si cena, non esagerate con gli aperitivi.»Poi non resiste e passa a posare un bacio su ognuno dei capezzoli di Giulia per poi affondarle la lingua in bocca in un bacio appassionato, quando si stacca un filo di saliva sembra sforzarsi di tenerle congiunte. Inpiedi dall’altra parte della scrivania tiene la testa di Labbradilampone tra la mani con dolcezza, l’accarezza mentre il sudore ne imperla la fronte e i gemiti riempono l’aria, la conforta come fosse una bambina con la febbre alta. So che perdendomi il gioco di sguardi tra le due sto rinunciando a gran parte di questa esperienza, di questa scopata con la bocca, la cosa mi rende più aggressivo e mi metto a divorarle le carni rosa con passione sicuramente eccessiva cosa che le provoca un:«Oddio. Oddio. OHDDDDIOOO. MMHHHH.OOOHHHH.» a cui seguono spasmi muscolari in tutto il corpo, incontrollati, Ire le tiene ben ferma la testa con tutte e due le mani.Poi silenzio e immobilità, io che mi asciugo il viso con un fazzoletto di seta color crema.«Credo che dovrai portarla di là tra le braccia.» Dice Irene sempre pratica.«Credo.»«Forza, portala sul letto che vedo di dare una ripulita qui prima che rimanga l’alone sullo scrittoio di papà.»
La porto sul nostro grande letto, la adagio al centro senza coprirla mentre biascica qualcosa di confuso, ha bisogno di tempo per riprendersi, la lascio semisvenuta con la luce spenta e raggiungo in cucina Lize e Ire tutte intente a tagliare verdure e carne di maiale a dadini.
Mi danno un piacevole senso di casa e famiglia tanto da farmi sussurare: «Siete così belle quando andate d’accordo.»Come sempre Lize risponde solo con i muscoli della schiena che scuotono appena le spalle mentre Ire non si lascia certo scappare l’occasione per ricordare a me certe mie avventatezze: «Mi ha comprato offrendo il tuo primogenito.»Mi alzo e vado ad abbracciare la mia sorellina da dietro, lei getta la testa indietro fino a che non si appoggia alla mia spalla, un mano va a posarsi sul suo ventre tondo e pieno, enorme.«Credo che questo bambino sia grande come un cucciolo d’orca assassina.» Ma la mia battuta non desta risa, solo una linea sardonica gemella che attraversa tutti e due i visi contemporaneamente.
«Vai a vedere se la bella addormentata ha bisogno di un bacio dal principe che tra poco si va in tavola. Ah, se puoi evitalo il bacio che mi è parsa un po’ consumata dalla passione.»
Non c’è modo di non dirlo, quando mia moglie vuole essere stronza ci riesce benissimo, ma mi sta facendo il mio risotto preferito quindi le posso anche perdonare tutto. Labbra ha il respiro regolare, gli occhi spalancati e giace al centro del letto fluttuando nelle endorfine: non ha per niente l’aria di quella che deve apparecchiare.
Nulla di quanto è scritto qui corrisponde a verità, lo dico per preservare le vostre candide menti e quelle schifosamente borghesi della vostra giovane progenie.
Bugie L
Uomo sposato, casa ordinata, notte silenziosa, la candida pelle tesa di Irene nel letto scoperta con arte, respiro regolare.
Uomo impegnato, lenzuola rosso vermiglio e i capezzoli rosa di Irene contratti dal refolo d’aria che passa dalla finestra spalancata.
Marito, la mia bocca che non resiste che si posa sopra quei seni appetitosi e provocatori, lei che si sveglia, io che le inchiodo le mani per i polsi, il sorriso felino di chi sa cosa la aspetta, sesso e sudore, fatica di respirare, nodi di muscoli da non districare, tensione, esplosione.
Respiro affannoso, aria densa, l’odore invadente dell’accoppiamento, i gemiti, le piccole mani di Giulia che le carezzano il viso mentre trasfigura, piacere, troppo, dolore del non saper smettere, il senso della misura che sempre ci è mancato, eccesso, piacere ancora, sfinimento.
Occhi chiusi la pelle giovane e fresca di Labbra contro la mia, carezze, troppe,oblio.
Scopare con una moglie la prima volta: con la mia.
No, a letto non è cambiato nulla tranne lo sguardo ora benevolo di un dio che non esiste.
Mi sveglio nella luce del primo mattino, Ire dorme tra le mie braccia, Giulia ha il viso perso tra i suoi capelli, a guardarle sembrano la cosa più luminosa di tutta la stanza, così pure che fissarle fa male agli occhi.
Li chiudo di nuovo, stringo le mani attorno ai seni di Ire, lei si schiaccia a me cercando di scavarsi uno spazio nel mio abbraccio per andare più affondo.
Entrarmi sotto la pelle come sa fare solo lei.
Mia moglie.
Ancora non ci credo.
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