Archive for October, 2005
A causa di motivi non dipendenti dalla nostra…
Insomma non trovo un soggetto interessante che voglia posare per me, e per soggetto intendo una donna o anche, disagraziatamente, una ragazza.
Che devo fare?
Mi consolo con una mousse.
La lettera di Marcel
…e smettila di fumare vecchio, questa roba ti ammazzerà.
Compiti per le vacanze

Ancora si danno i compiti per le vacanze.
Quale posto migliore per farli che una libreria?
Linkami tutto

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Oh, come sono trendy
Oh, come sono fashion
Luci metalliche
La luce invernale ispira visioni taglienti, bianconeri intensi e cupi, la ricerca dei dettagli definiti. La visione grandangolare meglio si addice a spazi angusti dove la pioggia rinchiude e da cui non sembra possibile trovare via di uscita. Per una volta metterò persino i dati di scatto, ma non vi abituate male.
Il secondo principio non lo puoi battere
Vi ricordate di Sarajevo?
I viali, ve li ricordate?
Uno era particolarmente famoso nei nostri telegiornali, lo chiamavano all’inglese che faceva più fine, più giornalista operativo: sniper avenue. Il viale dei cecchini, quaranta metri che non potevi fare con la luce del giorno se volevi restare vivo. Due ragazzi separati da quel viale, e chi lo tiene l’amore a 16 anni. Lui attraversava tutti i giorni, con un terrore che gli metteva le ali ai piedi, aspettava il momento giusto e volava dall’altra parte. Nessuno corre più veloce di un proiettile da 7,62 blindato. Un giorno lo prendono, forse era un po’ stanco o magari aveva il raffreddore, era la fine di ottobre un po’ come adesso, Sarajevo è fredda la sera nel tardo autunno. Il ragazzo cade a terra senza un grido, le mani strette sull’addome, poggia la schiena contro le macerie di un’aiuola. Lei lo guarda, dall’altra parte della strada, lei lo guarda mentre il sangue imbratta di scuro i pantaloni e la maglia di lana, come lei tutti alle finestre guardano. Quanto pubblico per un ragazzo che muore solo, in mezzo ad un viale, nel cuore dell’europa. La ragazza non resiste, non ce la fa a vederlo morire da solo mentre il calore fuma fuori dalla sua ferita, non ce la fa a non dargli un ultimo bacio e a tenergli la testa mentre chiude gli occhi per sempre. Eretta, con passo lento inizia ad attraversare, la terra di nuessuno aspetta un altro sparo. E arriva, giusto il tempo di prendere la mira, il proiettile alza il fango in uno schizzo senza toccarla. Si gela un secondo immobile, poi riprende con lo stesso passo, non arriva un altro sparo, solo lui che respira ormai a singhiozzi. Lei gli si siede affianco, lo prende tra le braccia, lo culla fino a che non glielo strappa la morte, quando gli occhi che implorano si spengono di colpo.
Lei è la, in mezzo al viale. Lei è la e tutti guardano e basta. Lei è la coperta di sangue non suo, abbracciata a un corpo che si raffredda.
No, non ve lo dico cosa è successo poi. Non ne siete degni e loro meritano rispetto non la vostra schifosa curiosità. Voi non ve la ricordate Sarajevo. Voi non vi ricordate un cazzo.
Notti che ricordo

Scusami, domande della notte.
Sensazioni, sembra passato molto più tempo, almeno nei nostri discorsi.
Strano pestare così su una tastiera i pensieri e il succo di una vita.
Il nome delle mie figlie.
E’ trovare che lascia stupiti, è trovare.
Ma questo tu lo sai Elena, anche quando la speranza ti viene meno
e la solitudine ti pugnala abbracciandoti.
Non voglio lasciarti con tristi pensieri. Con solitudine odorosa di cotone e di pianto. Avrai, serrerai le mani, avrai e sarà tuo, sarà tua. Mai più sola nel male, sola con il tuo dolore. La notte ci accoglierà entrambi soli, ci amerà come sa, portando sogni e figure d'ombra proiettate su bianchi muri.
Chiudi gli occhi e sogna. Nei sogni siamo più liberi.
Questa è la mia ultima riga fino al sorgere del sole.
Saprò essere felice…ma non ora.
La notte allarga le gambe e mi attende.
Suonare con gli occhi chiusi
o in una serata particolarmente storta.
E magari i tuoi capelli non trovano ordine,
e stai attenta a non macchiare il pavimento con il liquore.
Sono qui con un po’ di cose da dirti,
che la voce non mi muore dentro
ma sono comunque giorni difficili per scrivere
e l’aria è densa in questa stanza di ottobre.
Allora affogo i polmoni di questo succo d’azoto
tagliato con un quinto di ossigeno
e spezie varie in tracce.
Metto una parola dietro l’altra
e inverto caratteri e spazi come al solito:
adoro come si incurvano gli angoli della tua bocca
quando sorridi e lasci brillare gli occhi.
Tratteggio a carboncino nella mente
quelle spalle così tese e fragili.
Il numero sorprendente di muscoli del viso
che sai muovere per passare della gioia al broncio
per poi ridere di nuovo.
Le tue mani,
le ricordo sempre mosse le tue mani
hai gesti rapidi e precisi.
Mai stata una signorina tu.
Il tuo letto gia ti accoglie,
un libro tra le mani e le tue lenzuola bianche,
e quell’inquietudine dentro, quella che non dividi con nessuno.
Mi piace, amo davvero questo tormento
che ti ribolle dentro e ti toglie anche il sonno.
Saprei cosa fare delle tue notti,
no questa è troppa presunzione:
sapremmo cosa fare di quelle notti, sapremmo farle bruciare fino infondo,
fino allo sfinimento che porta al sonno.
E non ti lamenteresti del silenzio del mio respiro
e delle mie braccia che ti stringono.
Le vertebre della tua schiena
tastiera di pianoforte
da suonare con gli occhi chiusi.





