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Archive for October 15th, 2005

Non si vede il mare

Dalla casa dove sono cresciuto si può guardare lontano,si possono perdere gli occhi nel contare le foglie verdi, o riempire i pensieri della bruma che perde i contorni. Ti piacerebbe qui, magari solo un attimo o una serata, ti sentiresti in sintonia con questi pochi metri sospesi sul nulla che sono spazio verticale quanto distanza. Per quanto si possa cercare in lontananza, da qui non si vede il mare e mi è pesato questo in gioventù, ora di mare ne ho avuto tanto che mi sgocciola fuori dalle tasche ogni volta che mi siedo, ora posso vivere senza, portandolo dentro. Da questi balconi nuovi, che proiettano vecchia solitudine verso l’esterno, finalmente posso guardare le nuvole da sotto e il cielo acquista un nuovo volume, non più un quadro imprigionato in un telaio di legno industriale. Ti penso e mi piacerebbe godermi un libro con te qui fuori, una giornata calda questa come a volte l’autunno concede. A sfogliare un Bitesnich o magari il meraviglioso libro di Blum con le fotografie del balletto di Stoccarda che danza nudo per il suo obbiettivo. Pura Danza si intitolerebbe in italiano quel libro… e questa è invece puro paesaggio. E’ vero che con gli occhi chiusi ti metto a fuoco meglio ma questa luce così che dilaga e gioca mi costringerebbe a farti qualche ritratto che ti colga rilassata nella tua pensierosa intimità. La mia stanza di bambino guarda a sud da due grandi finestre, i raggi affilati irrompono sul letto. E’ una rapida, una cascata, che batte e turbina in schiuma sulle lenzuola bianche dove stenderti, a costo di rapirti in spalla, per fare l’amore tutto il pomeriggio. Impedirti ditornare verticale fino a che il tramonto non ammorbidisca il candore violento del cotone. Perché per fare l’amore, per possedersi davvero, mi serve adesso (addosso) questa luce violenta che satura di colore i corpi, la pelle. Che sbianca la trama spessa e compatta del cotone fiorentino. A questo silenzio mancano i tuoi gemiti, irresistibile desiderio di riempire questo vuoto del nostro respirare forte, aritmico, sincopato. Ti voglio qui, adesso, da spogliare con gesti dettati dalla fretta di posarti le labbra sul seno, di affondare nel tuo calore umido e muovermi piano. Tu che chiudi gli occhi e mi afferri le spalle, mi abbracci il capo e te lo stringi al petto. Questa casa è sempre stata il mio rifugio galleggiante al di sopra della mediocrità. Vorrei che tu fossi mia qui nella camera dove a dodici anni sognavo l’esistenza di una donna come me. Che il me ragazzo intrappolato nel passato possa sentire nel sogno il tocco della tua pelle tra quattordici anni. Si sveglierebbe col tuo odore addosso, col tuo sapore in bocca. Si sveglierebbe in quella luce e sorriderebbe grato della piccola concessione di chi non dimentica.


Foto: Andreas Bitesnich (on form)