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Archive for October 22nd, 2005

Quando non era vietato attraversare i binari

Cominciai a prendere i treni da solo a sedicianni per andare e tornare tra la mia casa e quella del mio primo amore socialmente riconosciuto. Solo una fermata, cinque chilometri e seicento metri di binari nel bosco e persino una vecchia galleria in pietra e mattoni. Facevo tanta strada a piedi quanta su rotaia, la mia casa era la più lontana dalla ferrovia e la sua non era da meno, ma quel dodescaden era il suono di un rito da celebrare ogni giorno. Ancora il ferro mi ha portato poi in giro per l’Italia, all’università, mi ha accompagnato da marinaio nel viavai continuo tra i porti e le persone da cui era bello tornare. Il treno e la nave, ma alla fine soprattutto il treno sono stati e sono ancora il viaggio. Uno spostamento fertile e tutt’altro che neutro, in cui si è viaggiatori e non corpi da movimentare tra due punti distanti un arco di circolo massimo. Se ripenso alle littorine quotidiane, ai diretti universitari di studente, agli espressi da marinaio… Mi torna forte l’immagine del Roma Termini- NiceVille delle 2342, espresso che fa tutta la tirrenica e che ti scarica a La Spezia a dare il cambio a prostitute cocainomani che sniffano la loro dose di euforia sui vecchi termosifoni di ghisa della sala d’aspetto. Che le stazioni del nord hanno gli arredi più vecchi forse perché non ci sono tanti che si divertono a sfasciare gli allestimenti, fatto stà che mi piacciono molto di più quelle grandi panche a listelli che i nuovi strapuntini a griglia di acciaio fatti per scoraggiare i senzatetto. Mi viene da pensare a un’altra italia, quella dove si arrivava dappertutto con il prezzo del biglietto, quella delle sale d’aspetto calde, dei signori col cappello e la sciarpa, delle mamme con bambini educati e magari un po’ timidi che sbirciavano col broncio. Un’Italia del caffè al bar della stazione un po’ diverso in ogni luogo, sosta timida di genti raminghe e naufraghi di ritardi. E sopra la testa un grande orologio a segnare il destino imminente di tutti. Lancette squadrate e taglienti a cui si portava inevitabilmente rispetto.

"Per tutto quanto non è previsto nel presente regolamento il capostazione deve usare senno e ponderatezza."

Ultima pagina del regolamento di servizio delle Ferrovie dello Stato FF. SS.


Una volta non era vietato attraversare i binari, e tutti gli uomini erano ritenuti in grado di badare a se stessi. Non c'era una macchina dove infilare il biglietto ma un ferroviere, capotreno o controllore, che in vettura se lo passava tra le mani e poi te lo ridava forato. Potevi persino chiedergli un’informazione, una cortesia, senza neanche digitare il numero verde.
Nello splendido e nuovo mondo degli eterni bambini: UTILIZZARE IL SOTTOPASSAGGIO.