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  • Quando ero piccolo avevo bisogni, poi crescendo sono venuti i sogni, ora mi rimane solo ogni: ogni cosa è sempre colpa mia. 2012-09-29
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Archive for April, 2006

Merci al passo


c'era un tempo in cui le merci erano costrette a continue soste
cedevano la precedenza alle perrsone e alla fretta di chi viaggia.

c'era un tempo in cui bastava un passaporto e qualche timbro
per raggiungere il sasso gettato in un altrove immaginario o raccontato.

c'era un tempo,
fa che ci sia ancora.

Finestra


Una casa
abbandonata

don?t let me feel so

Le luci della strada, le insegne di saracinesche dimesse, sbattono sul vetro del finestrino, siedo con la macchina fotografica in grembo guardo fuori: visione laterale della città. Lei guida lenta tutto intorno e poi dentro, audi nera sotto tutti i colori dei gas eccitati. Lo fa per me, per null’altra che è mia amica, e guiderebbe anche per tutta la notte attraversando incroci lampeggianti e file di gatti che fanno la spesa. Sollevato dall’obbligo della conversazione, un peso insopportabile a volte per uno come me e lo so che non si direbbe. E’ che certe volte non c’è proprio niente da dire, le labbra rimangono a riposo mentre la mente rincorre sensazioni che non sono parole e non lo saranno mai.

Mi fa stare male, questo non riuscire a tirare fuori, non riuscire a pensare ad altro, a spegnere il cervello. Non mi fa impazzire, no, quello non lo direi mai. Mi fa ammalare le lacrime, il lucido degli occhi. Mi viene quell’oppressione al respiro di quando si piange a lungo un amore non corrisposto, una storia nata male. Ma non c’entra niente una donna nel mio caso, è solo il mondo che è fatto così: che è insopportabile. Quel cielo grigio metallo sul mare gonfio da esser gravido di rabbia e frangenti, i riflessi del neon rosa e blu del bar nella pozzanghera insieme ai puntini delle stelle, i disegni dei fanali di coda sul raccordo in uno sguardo dall’esposizione lunga. La puoi sentire crescere la notte se fai silenzio abbastanza a lungo. Quale è il rumore che fa l’asfalto se nessuno lo calpesta? Figlia mia dovresti essere qui adesso, e non in chissà quale futuro lontano, perché il dolore di vedere è così vicino a quello di crescere che potremo farcela insieme. Questa macchina che tengo sulle gambe è un’arma da puntare contro ciò che mi ferisce, in un tentativo di difesa estrema dalla bellezza delle piccole cose. I luoghi più solitari sono i paradisi artificiali dell’uomo quando lui non c’è. Cartacce, odore di acqua stantia, gommatura di pneumatici che si decompone lentamente sulla strada, l’aria che da brividi. Vedere tutto come dal vetro di una finestra in questo immenso acquario dove dormono i mostri di buona volontà. E ho bisogno di notti così, sono uno che sta fuori, ammalato di quella poesia che non ti lascia scampo: quella che non ha mai i tempi giusti e lo spazio per la pubblicità. E mi piacciono le feste, solo quando tutti se ne sono andati, e ti spengono le luci addosso, e corrono a ballare i popcorn e bicchieri di carta.

Volatili


Andando in giro di festivo ti accorgi che
la gente è stupida come le papere.

Ok ,me ne accorgevo pure di feriale,
ma il 25 aprile è molto più evidente.

Trevi


La fontana in un momento di calma.
Una buona luce.

un?adolescente pessimista e sociopatica

Vado in giro su altri blog, lo faccio spesso anche se non lascio commenti se non ho nulla da dire che abbia un senso, è difficile lasciare un biglietto ad uno sconosciuto. Diversi parlano con il proprio blog, come Anna Frank al suo diario, e ogni volta che mi imbatto in questi “blogghettino mio” ho un conato virtuale. Perché si prendono per il culo da soli, perché questa è magari l’unica attività di pensiero libero e creativo che portano avanti nella loro esistenza e sentono il bisogno di sminuirla a cosa senza importanza. Ma cazzi loro alla fine, non o mai considerato il mio blog null’altro che un contenitore per le mie idee e ispirazioni, di certo non gli ho mai dato dignità di creatura autonoma da me. Spesso in queste pagine parlo con lei, ancor più di frequente racconto storie e spiego cose alla figlia che non ho e che forse non avrò mai. Un enorme “lettera a mia figlia sulle teste di cazzo e la società in cui vivono” che ha brani scanditi da date, da avvenimenti.

L’ennesima petroliera che si spacca
Un’altra guerra stupida
Il milionesimo governante affetto da miope malafede
La scortesia quotidiana

Infiniti argomenti con cui tengo viva l’attenzione di un’adolescente pessimista e sociopatica, come i più intelligenti di noi sono a quell’età in cui ancora il virus della speranza non ha trovato la vaccinazione dei fatti. Lettere a una ragazzina, feroci e furenti, perché lei che non si è ancora prostituita l’onestà intellettuale a forza di compromessi può capire, può cogliere, e persino proporre soluzioni che mai nessuno prenderà neanche in considerazione. Quando risponderò al suo sdegno con un “che ci vuoi fare, il mondo è così” mi sputerà in faccia urlando, e questa sarà per me la garanzia che non mi sarà permesso arroccarmi nella comoda e demente assenza di giudizio. Lasciar correre ogni cosa con è segno di maturità è solo una resa, la rinuncia nello svolgere un ruolo. Sono arrivato a un punto in cui godo il piacere della stupidità altrui certo che le conseguenze le pagheranno e ben care, sono giunto allo sciopero a oltranza di consigli e suggerimenti e questo è male. Non credo più negli altri, sono convinto che l’uomo sia una bestia stupida e perversa con l’innata tendenza, in branco, a seguire l’esemplare più abbietto.

Il consiglio che do a mia figlia è: “Stai lontana dai gruppi, dalle folle, dalle religioni organizzate, dalle feste comandate, dai party convenzionali, dagli eventi pubblicizzati, dai film acclamati, dai locali recensiti. Brucia la rivista più letta, non comprare ciò che va molto questa stagione, la musica che cantano per la strada, non leggere il libro di cui tutti parlano, stai lontana dalle mode di massa. Godi dello spavento che suscita la tua diversità, celebra il trionfo della tua individualità, ascolta il pensiero di ogni singolo e deridi ogni portavoce, i comuni denominatori lasciali sotto la linea di frazione. Stai attenta a chi ti vuole comprare e ancor di più a chi ti vuole vendere, ricordati che niente è gratis tranne le cose per cui vale la pena vivere, che il successo pubblico non è la misura del valore ma della mediocrità. Che la virtù sta in mezzo ma è decisamente sopravvalutata, che nessuna scusa ci salva dal giudizio di noi stessi, che ogni volta che ti adegui hanno vinto loro.


«I due giornalisti si recarono in Somalia per seguire la partenza del contingente italiano, passarono invece una settimana di vacanze conclusasi tragicamente».


Carlo Taormina, conclusioni della commissione d'inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miaran Hrovatin, 6 febbraio 2006

Soprattutto pensa, usa al logica e la scienza, informati sui fatti: non credere mai alla loro verità!

Quando torno a casa

Quando torno a casa, tra un lavoro e un altro, trovo l’aria immobile di una cucina calda e inospitale. Perché i miei spazi inospitali ci sono diventati col tempo, ma caldi lo sono rimasti fin dall’inizio: le pareti gialle, la mensola dei libri che rasenta il soffitto, il legno grezzo e venato dl tavolo e delle sedie massicce. Poso, bagagli in camera, alzo le serrande, poi una lunga doccia calda, la barba fatta davanti a uno specchio opaco di vapore. Apro la borsa delle attrezzature, riverso le memorie nel computer, separo le batterie dal resto per poterle poi caricare. Pochi scatti personali, vecchia pellicola all’argento, finisco in frigo per essere sviluppati in momenti di metodica noia. Mi piace non dar peso eccessivo alle cose che faccio per me, soltanto per me. Rendere conto è un peso, per quanto si sia forti od adulti, ciò in cui spremiamo il cuore vorrebbe rispetto, e ancora di più: parole gentili. Non è mai così, chi meno fa o si impegna è sempre in prima fila a giudicare implacabile le opere degli altri, pontificando iroso dallo sgabello vicino alla lavagna. Col tempo ho imparato a scattare di meno, provo grande soddisfazione nel vedere 30 immagini intense su un rullo da 38 fotogrammi, ho smesso di temere le foto perse tanto tempo fa: penso solo a quelle che ho fatto. Per lavoro non è così, su commissione si va larghi, si scatta molto e si scarta ancor di più, nessuno paga un immagine coraggiosamente nuova. Nessuno. Così per fare cose nuove uso attrezzi vecchi, sorpassati: la mia Leica R6 con il suo otturatore meccanico, il 50 summicron del 1979. E non sono solo, perché alla fine sono i limiti che stimolano e non le possibilità. Strana cosa questo correre avanti allontanandosi dalla propria natura, delle sensazioni, dal ritmo e dal flusso delle idee e dei desideri. Noia fa bene in dosi moderate, rallenta la ricerca di mali sempre peggiori.

Tra poco scenderà la notte, la saluterà il bucato rinchiuso nella lavatrice, come i gatti del giardino e l’altamarea. Non tutte le stelle possono brillare in una notte così, e come ogni volta che ritorno lei aspetterà il buio più blu per girare la chiave nella serratura. E faremo quell’amore cattivo che ti leva di dosso la mancanza, e faremo il sesso lascivo che ti bagna la pelle e ti spurga via dall’anima la nostalgia. La scopata crudele che ti monda da tutti i peccati e le colpe dell’altrove.
Poi nella mattina riusciremo a baciarci e a parlarci di nuovo, come se non ci fossimo salutati mai.

Figura


Figura in costume.

Maschera


Viso inespressivo
piume di vanità
dei miserabili questuanti il sangue rosso e il sacrifizio.

Maschera:
non sei altro che apparenza.

c'è chi vive nel riflesso…
finge che esista solo quello.

Pantheon


Davanti al Pantheon a finire un gelato.
Davanti al pantheon:
la seconda volta.

Tenersi la mano,
e un bacio che non si nasconde.