Archive for April 21st, 2006
Quando torno a casa
Quando torno a casa, tra un lavoro e un altro, trovo l’aria immobile di una cucina calda e inospitale. Perché i miei spazi inospitali ci sono diventati col tempo, ma caldi lo sono rimasti fin dall’inizio: le pareti gialle, la mensola dei libri che rasenta il soffitto, il legno grezzo e venato dl tavolo e delle sedie massicce. Poso, bagagli in camera, alzo le serrande, poi una lunga doccia calda, la barba fatta davanti a uno specchio opaco di vapore. Apro la borsa delle attrezzature, riverso le memorie nel computer, separo le batterie dal resto per poterle poi caricare. Pochi scatti personali, vecchia pellicola all’argento, finisco in frigo per essere sviluppati in momenti di metodica noia. Mi piace non dar peso eccessivo alle cose che faccio per me, soltanto per me. Rendere conto è un peso, per quanto si sia forti od adulti, ciò in cui spremiamo il cuore vorrebbe rispetto, e ancora di più: parole gentili. Non è mai così, chi meno fa o si impegna è sempre in prima fila a giudicare implacabile le opere degli altri, pontificando iroso dallo sgabello vicino alla lavagna. Col tempo ho imparato a scattare di meno, provo grande soddisfazione nel vedere 30 immagini intense su un rullo da 38 fotogrammi, ho smesso di temere le foto perse tanto tempo fa: penso solo a quelle che ho fatto. Per lavoro non è così, su commissione si va larghi, si scatta molto e si scarta ancor di più, nessuno paga un immagine coraggiosamente nuova. Nessuno. Così per fare cose nuove uso attrezzi vecchi, sorpassati: la mia Leica R6 con il suo otturatore meccanico, il 50 summicron del 1979. E non sono solo, perché alla fine sono i limiti che stimolano e non le possibilità. Strana cosa questo correre avanti allontanandosi dalla propria natura, delle sensazioni, dal ritmo e dal flusso delle idee e dei desideri. Noia fa bene in dosi moderate, rallenta la ricerca di mali sempre peggiori.

Tra poco scenderà la notte, la saluterà il bucato rinchiuso nella lavatrice, come i gatti del giardino e l’altamarea. Non tutte le stelle possono brillare in una notte così, e come ogni volta che ritorno lei aspetterà il buio più blu per girare la chiave nella serratura. E faremo quell’amore cattivo che ti leva di dosso la mancanza, e faremo il sesso lascivo che ti bagna la pelle e ti spurga via dall’anima la nostalgia. La scopata crudele che ti monda da tutti i peccati e le colpe dell’altrove.
Poi nella mattina riusciremo a baciarci e a parlarci di nuovo, come se non ci fossimo salutati mai.
Poi nella mattina riusciremo a baciarci e a parlarci di nuovo, come se non ci fossimo salutati mai.
Figura

Figura in costume.




