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  • Ora di occuparmi di me stesso. 2012-10-06
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  • Quando ero piccolo avevo bisogni, poi crescendo sono venuti i sogni, ora mi rimane solo ogni: ogni cosa è sempre colpa mia. 2012-09-29
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Archive for April 26th, 2006

don?t let me feel so

Le luci della strada, le insegne di saracinesche dimesse, sbattono sul vetro del finestrino, siedo con la macchina fotografica in grembo guardo fuori: visione laterale della città. Lei guida lenta tutto intorno e poi dentro, audi nera sotto tutti i colori dei gas eccitati. Lo fa per me, per null’altra che è mia amica, e guiderebbe anche per tutta la notte attraversando incroci lampeggianti e file di gatti che fanno la spesa. Sollevato dall’obbligo della conversazione, un peso insopportabile a volte per uno come me e lo so che non si direbbe. E’ che certe volte non c’è proprio niente da dire, le labbra rimangono a riposo mentre la mente rincorre sensazioni che non sono parole e non lo saranno mai.

Mi fa stare male, questo non riuscire a tirare fuori, non riuscire a pensare ad altro, a spegnere il cervello. Non mi fa impazzire, no, quello non lo direi mai. Mi fa ammalare le lacrime, il lucido degli occhi. Mi viene quell’oppressione al respiro di quando si piange a lungo un amore non corrisposto, una storia nata male. Ma non c’entra niente una donna nel mio caso, è solo il mondo che è fatto così: che è insopportabile. Quel cielo grigio metallo sul mare gonfio da esser gravido di rabbia e frangenti, i riflessi del neon rosa e blu del bar nella pozzanghera insieme ai puntini delle stelle, i disegni dei fanali di coda sul raccordo in uno sguardo dall’esposizione lunga. La puoi sentire crescere la notte se fai silenzio abbastanza a lungo. Quale è il rumore che fa l’asfalto se nessuno lo calpesta? Figlia mia dovresti essere qui adesso, e non in chissà quale futuro lontano, perché il dolore di vedere è così vicino a quello di crescere che potremo farcela insieme. Questa macchina che tengo sulle gambe è un’arma da puntare contro ciò che mi ferisce, in un tentativo di difesa estrema dalla bellezza delle piccole cose. I luoghi più solitari sono i paradisi artificiali dell’uomo quando lui non c’è. Cartacce, odore di acqua stantia, gommatura di pneumatici che si decompone lentamente sulla strada, l’aria che da brividi. Vedere tutto come dal vetro di una finestra in questo immenso acquario dove dormono i mostri di buona volontà. E ho bisogno di notti così, sono uno che sta fuori, ammalato di quella poesia che non ti lascia scampo: quella che non ha mai i tempi giusti e lo spazio per la pubblicità. E mi piacciono le feste, solo quando tutti se ne sono andati, e ti spengono le luci addosso, e corrono a ballare i popcorn e bicchieri di carta.

Volatili


Andando in giro di festivo ti accorgi che
la gente è stupida come le papere.

Ok ,me ne accorgevo pure di feriale,
ma il 25 aprile è molto più evidente.