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  • Un'amica con cui parlare, anche solo alla tastiera, è la cosa che mi manca di più. Adesso ho una fidanzata: la mia realtá è il litigio. 2012-10-08
  • Sogno una dialogo senza violenza, una di quelle conversazioni intime che si possono avere con un'amica sincera, una sera di pioggia. 2012-10-08
  • Ora di occuparmi di me stesso. 2012-10-06
  • È solo un incubo. 2012-09-29
  • "O mia dolce venere di rimmel" 2012-09-29
  • Quando ero piccolo avevo bisogni, poi crescendo sono venuti i sogni, ora mi rimane solo ogni: ogni cosa è sempre colpa mia. 2012-09-29
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Archive for December, 2006

il libero arbitrio

Cosa fare se ti chiedono pressantemente di scrivere, e tu non riesci perchè magari non puoi, o magari non vuoi buttare giù righe a comando in un posto dove non l’hai fatto mai. Cosa fare, quando un blog non è più un blog, non è più tuo, ma una specie di rivista patinata a richiesta dei lettori. E rendere conto, di ogni parola che c’è, e ancor di più di quelle che non ci sono. Sembra far contenti gli inserzionisti, mestiere sempre più in voga. Cosa fare quando la rabbia nasce non, o non solo saerebbe più corretto, da quello che si dice ma da quello che non si dice, che non si scrive. Il peccato di omissione. c’ho messo il nome, il cognome anche, e la faccia oltre che il cuore e le mani sulla tastiera. Alla fine capisco che non avrei dovuto.

e se io non ce la facessi più a scrivere così?…

In strange shoes

Some kind of monster left it.

Hands

waiting for…

Crane

There’s no way for EOS to be like Leica Glass.

Pattern of noise

EOS continues to suck.

The tower

EOS sucks!

cosa farei io del mondo?

Lo brucerei.

Natale è tra sei giorni

Si muore lo stesso anche sotto le feste. Sull'asfalto, vicino a un cassonetto.

Like a virgin

In attesa della pioggia.
Leica 50 R Summicron @ f 5.6

Come le gocce che vanno al contrario

Il 19 parte da piazza Risorgimento, che io sia sul sedile accanto al finestrino o no. Fa un giro lungo, sferraglia per vie che uno come me non si potrebbe permettere, un percorso all?indietro come le gocce d?acqua sul vetro quando piove. Starei ore perso a guardarle scintillare nella luce dei semafori, nei neon colorati delle insegne, mentre innaturalmente salgono verso l?alto. E? così che riesco persino ad amarla Roma, con la pioggia, con la gente sul marciapiede che cammina svelta, le bestemmie della gente alle fermate, e l?aria pesante ed umida dei miei sbuffanti compagni di viaggio. Io li immobile, con la leica stretta tra le mani, che guardo fuori, che scivolo sui visi nervosi di chi sta facendo tardi, o incontro lo sguardo esasperato di chi è da troppo tempo che abita in questa citt? e non ne può più. Perché Roma, comunque, vince sempre lei. Sono più belle le ragazze d?inverno, hanno gli occhi più potenti, le mani bianche, il collo liscio. E lei è bellissima, e terribilmente abitudinaria, se non c?è traffico posso scegliere con sicurezza la vettura su cui salir? davanti a Belle Arti, con il tubo dei disegni dietro la spalla, e il cappotto nero con la cinta dritta verso terra. E? alta, ha il collo sottile e si tiene sempre a qualcosa, purché non sia un sorriso. Viaggia chiusa dentro se stessa, persa, mentre una delle poche strade davvero belle di questo millenario arrocco di uomini passa fuori dai finestrini. Entrambi bagniamo le scarpe in piazza Buenosarires, quadrata e messa per storto che ti chiedi a chi sia venuto in mente di farla proprio così. Forse lei saprebbe dargli un nome, al padre di un?idea andata di traverso come questa, ma io no e la vedo allontanarsi mentre fa via Tagliamento. Invece a me si aprono le porte del laboratorio, rulli da consegnare, stampe e negativi da ritirare. Attese da riempire inventando storie su quella ragazza che non parla mai, che non ha mai amici, e che non sorride neanche al riflesso di se stessa. Inventare un passato a quegli occhi chiari e brillanti, dare un perché a quei capelli da corvo tagliati a ciocche sotto la nuca. Non che sia cosa strana, è quello che faccio per vivere: invento storie e le faccio diventare fotografie. Un giorno non la vedrò più salire i gradini nella solita piazza, a quell?ora che d?autunno è sera il cielo ha un colore solo appena più saturo delle foglie morte. Un giorno non la vedrò più, e saprò che qualcosa nella sua storia è cambiato, e anche nella mia. Questi appuntamenti mai dati, queste parole mai scambiate, diverranno solo un ricordo, il racconto di un gioco di sguardi capitati per caso, per melanconia. Vorrei che di lei mi rimanesse l?immagine, o anche solo l?idea: Lei, il 19 vuoto, la pioggia e Villa Giulia che scorre intorno.
Metterei la macchina nella borsa e non tornei mai più.