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Archive for April, 2007

autocensura

l’autocensura è una merda, Randagia c’ha chiuso il blog per questo, è soffocarsi da soli col proprio vomito mantenendo un sorriso smagliante. l’autocensura ti spegne piano tutta la voglia di fare, di scrivere, di mostrare, di entusiasmarti, ed è anche una mossa stupida perchè non serve, perchè non va bene quello che scrivi e non va bene neanche quello che non scrivi. E riceverai comunque continue lamentazioni, continue accuse, per quello che potresti pensare anche se non lo dici, per quello che potresti volere anche se non lo esprimi, ed anche per quello che non ti è mai passato per la testa. Le persone, la maggior parte di esse, sono comunque piene di paure e te le rovesceranno addosso indipendentemente dalla quantità di silenzio con cui ti soffochi. Poche settimane fa scrissi di una donna intelligente e della paura del rifiuto, ma il rifiuto può anche essere una realtà quotidiana e lasciare lo status di paura per quello di conferma. La donna che viene a letto con me tiene gli occhi chiusi o puntati altrove, tutto il tempo, non mi guarda mai. tenere cento blog nascosti in cui scagliarmi contro di lei e contro tutti in una infinita lamentazione non è cosa che fa parte di me, io ho questo luogo in cui parlare con me stesso, con la mia faccia e senza alcun desiderio di negabilità.
Mi dispiace, mi dispiace, non faccio altro che dire ?mi dispiace?,un lungo periodo di dis-piacersi, di non piacersi. l’inadeguatezza non immaginata, quando non vai mai bene quello che fai, che doveva essere di più o di meno o comunque diverso, non va mai bene quello che dici e vieni trattato da bugiardo a tempo pieno,e devi confermare ogni parole due volte, e sopportare la domanda ?davvero?? reprimendo quello che è ormai diventato uno scatto di violenza esasperata.

Davvero?
Davvero?
Davvero?
Davvero?

Trattato come un bugiardo, come un truffatore, un imbonitore, un venditore di sale miracoloso. Ogni parola messa in dubbio malgrado i fatti, malgrado le prove. ?ogni cosa che dici sarà usata contro di te? ah, magari fosse così semplice perchè anche ogni cosa che non hai detto, che non hai neanche pensato sarà usata contro di te, qualsiasi cosa le verrà in mente sarà usata contro di te cercando la lite di cui ha evidentemente tanto bisogno. Un’altra notte di merda, un’altra. Non mi coglie neanche più impreparato, non c’è sorpresa, ne spavento, solo rassegnazione. Infinita grigia rassegnazione.

Go British, go! (you little morons)

Novità dalle colonie, il parlamento inglese sta per discutere una normativa per cui sarà punito con il sequestro di server e computer più svariati anni di prigione il mero possesso di immagini ritraenti violenza realizzate al fine dell'appagamento di desideri sessuali “deviati”. La legge non fa distizione tra immagini di violenza reale o simulata, di istantanee snuff o immagini realizzate da professionisti con modelli e modelle su un set, ne chiarisce nulla sul concetto di violenza lasciando alla libera interpretazione delle forze di polizia e dei tribunali cosa sia una raffiguazione di violenza per l'appagamento dei desideri sessuali. Niente più fetish, niente più bondage, niente più sadomaso pesante o leggero che sia, insomma solo nudo artistico classico per i fotografi di oltremanica… e anche per gli occhi di tutti i cittadini inglesi visto che punire il possesso equivale a punire la visione via internet (avete presente la cache?).

Ah, e per far scattare il sequestro dei server e dei pc senza termini di durata basta il mero sospetto dell'autorità.

Che culo Signore che non sono nato inglese!

Eccovi cosa ne pensano alcune donne britanniche sul disegno di legge.

In cerca di che?

Burle su Calambrino. Commedia.
Leica R 35 sumicron @ f 2.0

Because the night

Una notte come un’altra. c'è chi torna e chi lo sta ad aspettare, un aeroporto quasi vuoto; labbra di passaggio.

ChelseaGirl @ pretty dumb things

Lo so, me ne rendo conto, parlo e scrivo spesso contro le donne o meglio contro queste donne in cui mi imbatto in vari ambiti della mia vita e per i motivi più vari, contro queste bambine viziate e mai cresciute, contro il loro totale egoistico egocentrismo traballante. Adesso invece voglio ringraziarne una che non conosco, cantarne le lodi di persona e di scrittrice, perché nei sui scritti di amore, di sesso, e di vita, tracima fuori la cosa più bella e grande che uno scrittore che parla di se può avere: la leggerezza. Insieme a questa, da ogni riga, trasuda un’altra delle grandi cose che un essere un umano può possedere senza esserne posseduto: la dignità. Parlare di sesso, del suo sesso, del suo vissuto, nel modo in cui lo fa lei è rinfrescante, ed arriva ad essere persino sconvolgente confrontato a tanti tabù alle innumerevoli fantasie violente e ritrite che mi si parano davanti nei blog erotici de noartri. Non voglio buttare tutto sulla tirata generalista, preferisco parlare di quello che sto leggendo sulle sue pagine, di quello che sto imparando da una donna che si racconta senza troppo celebrarsi.

c'è il post in cui racconta la sua esperienza di stripper e lap dancer, e non è un post pruriginoso ma un meraviglioso esempio su come si possano descrivere motivazioni, sensazioni, processi mentali.

?I have a tremendous fear of rejection, so it might have been counterphobic of me to choose to become a stripper. Stripping is all about rejection. No one gets rejected as much as a stripper.?

Non la traduco, non riuscirei a farlo con la grazia necessaria, ma quanto mi da da pensare: punti di vista e storie che non avrei ma potuto comprendere se non da una donna. Solo qualche altro periodo, come esempio:

?Where do I begin? Do I begin at the beginning? Do I tell you that each and every time Donny and I fuck he begins in earnest by unclasping my two necklaces, stripping my neck bare before he removes any article of clothing? Do I give you this sterling moment that indicates to me more than a kiss, more than a touch, more than a look, more than a bulge, more than a dampness in the invariably cotton crotch of my almost always g-string panties, more than any or all of that, that this moment, this tender metallic clink! signals to me our immediate fucking and that my response is Pavlovian??

?if my mattress could talk

Thirteen-and-a-half years. Somewhere in the neighborhood of 4,800 nights. Two live-in boyfriends (C and Ernie). Inestimable acts of onanism perpetrated with my own fingers and countless toys. A healthy handful of hot and heavy make-out sessions (the barista with the stinky feet, Cat Dude #1, the Ice Storm guy, the movie-fingering man, and others I?ve regrettably lost to the white wash of time). Many, many acts of fellatio (Cat Dude #2, the pity blow-job, and other now time-eroded faceless cocks). And, of course lovers a?plenty (Donny, certainly, but also long ago the dumb model, later the Goat Gatherer, the Best Boy, that British dealer in roulette tables with the rather large cock, Dave #3, Tyler, the sad Scorpio, and others who will certainly bump around in my memory like poltergeists until I exorcise them by writing them into corporeality). ?

Ma ora barsta volendo c'è da leggere tutto il suo blog.

E se tutti scrivessimo in maniera più onesta e leggera di noi stessi? Se lasciassimo da parte questa fottuta paura di essere giudicati o di non avere ragione ad ogni costo? Non è che forse riusciremmo a capirci un po’ di più, ad avere un dialogo vero, a sentirci meno soli?

April showers

Sometimes it rains.

Frontemare

Frontemare, rasente il muro, crescono spontanee a nutrirsi dell'acqua che si raccoglie tra la pietra e la sabbia. Ogni anno di questo periodo fioriscono per decine di metri lungo una linea retta, grandi come una mano, e aprono i petali al sole per poi richiuderli la notte.
In un lentissimo respiro di fuxia.

Vizio

Pianobar

Un pianista di pianobar suona finché c'è qualcuno ad ascoltare, un pronto soccorso per anime solitarie tormentate dalla bruma serale. Il più bello lo vidi a Milano che ero bambino, ai navigli, in un posto che sapeva di antico e di quella borghesia antica che non ha da rendere conto a nessuno con i lunghi sedili in cuoio trapuntato scoloriti dai decenni, i paralume di seta ricamati a mano. Non saprei dirne l'età, era giovane forse ma non è facile ricordare, era tutti così più grandi di me, così eleganti. Un piccolo festeggiamento di persone di cui avevo sentito parlare, e alcune le conoscevo bene, di quel mondo un po’ discosto che gira intorno alla ?meccanica pesante?, la prima volta che vidi il vecchio e i suoi sigari. Il pianista era li, suonava in un mondo a parte, senza avere a che fare con nessuno, senza richieste, rincorrendo la sua scaletta mentale accarezzando tasti e pedali in quel piano-pianissimo del sottofondo che non deve disturbare. Mi viene da chiedermi come sia suonare della musica che non deve disturbare, cosa debba provare il musicista nell'essere solo una cornice, uno sfondo piacevole. Si può fotografare senza disturbare e non toglie nulla al risultato ne al fotografo, non si può scrivere senza disturbare anche se questa mia povera patria pare piena di penne del genere, ma il suonare senza disturbare… credo rimarrà sempre un interrogativo per me. E mi viene in mente quel posto, quel pianobar, mentre leggo le righe ?Ma il pianista è fantastico. Se esiste l'anima, sta suonando con quella.? e mi viene da pensare a quest’arte che per una volta non urla, tiene compagnia. E di quel posto, di quella sera, dei miei occhi da bambino, vorrei vere una fotografia.

sento ancora la voce

Rallentare, tre corsie vuote e tu rallenti, perché non hai voglia di arrivare a casa, ne in nessun altro posto, e allora vai piano e fermi i tergi cristalli per vedere quanto a lungo riesci a guidare con lo sguardo fisso attraverso l’acqua. La pioggia non è mai stata più opportuna, le gocce si suicidano sul parabrezza, nessun grido solo un tonfo secco. Un fallito, ecco quello che sei per chi ti ama, un fallito che non da garanzie per il futuro. Gli occhi appena lucidi creano strisce di ogni luce, le gocce di pioggia sono le lacrime che non hai. Povero pazzo, miserabile, come hai osato anche solo tentare. Il grassone lento che si veste come un barbone. Il fallito. E vomiti nel bagno la cena che non hai avuto, come tutte le sere che esci per andare da lei, fortunatamente nessuno è così disperato da abitare con te, potrai pulire domani. Eppure te lo aspettavi che succedesse, era li in agguato e tu lo sapevi, aspettava solo il momento giusto per venir fuori: il colpo di grazia. E ancora non hai lacrime, e ti chiedi quando le hai finite tutte, ma è melodrammatico ed alla fine è solo altro dolore e non è nuovo. Perché il dolore non è mai nuovo, riesce solo ad essere diverso, di difficile contenimento, ma sai benissimo che hai passato di peggio, che puoi reggerne una quantità pressochè illimitata. Sta qui solo per tenere lontano il letto, lo sai che stanotte arriveranno i sogni, non puoi farci nulla: loro arrivano sempre. Maledetti sogni. E pensare che una volta aveva un senso quello che facevi, piaceva persino, li ricordi bene i complimenti anche da parte sua.

Adesso sei solo un fallito.
Un giocattolo vecchio.
Non servi più.

Il grassone lento che si veste come un barbone.