Archive for December, 2007
20 micron
Come è andato il santonatale?
Discretamente di merda anche il mio, grazie. E stavolta non sono i parenti ma passiamo oltre e regaliamoci una mano di bianca sugli ultimi giorni andati. Voltiamo pagina, non si dice così?
Ieri sera era una di quelle che per stare meglio mi dedico ai lavori di meccanica di precisione, ho rimosso lo schermo katzeye dalla canon 20D per scoprire che quella merda di shims era montata a rovescio. 20 micron, venti fottutissimi micron, venti sopra in più venti sotto in meno, ho la messa a fuoco fuori di venti maledettissimi micron e non me ne sono accorto per un anno e mezzo.
Cosa ho fatto nell'ultimo anno e mezzo? Dove mi sono perso? Di sicuro foto ne ho scattate poche, di ritratti e nudi quasi nessuno almeno con la 20D. Ma ad essere sinceri mi trovo a dire quasi nessuno in generale, nessuna serata con un'amica a guardare nel mirino per scoprire tratti nuovi su visi che disegneresti a memoria, luci improvvise negli occhi e brividi che rigano un seno, e le palpebre socchiuse di chi la tensione l'ha sciolta ormai.
Invece luci di merda, in un disordine di merda, ed io che di merda mi sento.
Sentito a caratteri contati Vale, la Lady, Daniela, che sono solo un paio di sms ma sentire che ancora si esiste vuol dire tanto, specie nei giorni passati.
Colleziono belle fotografie fatte da altri, e questo è tutto.
Non ce n'è neanche per un epitaffio.
"[…]
And you know they’re gonna use
The things you love against you
[…]"
Gary Jules – Falling Awake
e se ha più di una lama?

(solo) gente che va in barca insieme
Ma io ancora ricordo.
Ho sentito, al circolo nautico, una settimana delle scorse mentre preparavo il vhf per poi uscire col gommone: "Non bisogna mica essere amici alla fine, siamo solo gente che va in barca insieme." Non parlavano con me, era un discorso di quelli che senti mentre entri od esci da un ambiente avendo altro da fare.
…solo gente che va in barca insieme.
E sicuramente sono io che non ho capito bene come galleggia ormai la questione, come la vela sia diventata uno sport come un altro con amalgame occasionali di persone che vanno in barca insieme. Questo fa l'infezione delle tre boe fuori dal porto la domenica: il funerale dell'equipaggio. E' una funzione in pompa, tutti vestiti bellini e griffati, trionfo di rosso e di giallo e di blu, patinati e a terra solo un po' in ritardo per il pranzo. …solo gente che va in barca insieme.
l’accettazione universale ha dei limiti
(ovvero: di quando cominci ad esaurire anche la riserva di pazienza che tenevi per le emergenze improbabili)
A volte “Ti amo.” significa: sto pensando di ucciderti.
A volte significa: sto pensando di ucciderti lentamente con metodi che ispireranno la letteratura di genere per decenni.
Poi ti ricordi che alla fine è l’unico crimine che perseguono pure se la vittima non è un parlamentare, e non puoi neanche sperare nella prescrizione, maledetta cronaca nera che fa audience.
C’è la telefonata incazzata del buon giorno perchè non hai ancora chiamato tu (dormivi, era tardi ma dormivi, come non ti potevi permettere da venti giorni).
C’è la telefonata recriminatoria della buona notte, così tanto per evitare che si instauri un regime di relativo benessere per troppe ore consecutive. Dicono che concili il riposo e un’attività onirica soddisfacente, ma non credo si riferissero a chi la subisce.
Ho la nausea, e non è quella metaforica che sparisce messo il punto alla frase. E ho promesso un aumento alla pazienza e all’accettazione bovina per farle tornare in servizio, ma pare abbiano rivendicazioni sindacali circa il premio di risultato: vogliono che venga trasformato l’indicatore da risultato a impegno. E credo che abbiano ragione.
Il fatto che lei pensi che a me piaccia essere trattato male non è solo una fantasiosa e instabile costruzione autoassolutoria, è “una fantasiosa e instabile costruzione autoassolutoria” intrinsecamente pericolosa e vincolata alla mio forte impegno nell’essere una persona civile e pacata. Impegno innaturale. Impegno che mi assorbe molta energia.
E l’energia non è solo un bene limitato, ma anche un ingrediente necessario a molte ricette che non siano uno spesso tormentato, e soggetto ad aggressività immotivata, status quo.
13 gradi
Il bruciatore Lamborghini si guasta nel momento del bisogno, settimana di tramontana con previsione di minime intorno ai 3 gradi centigradi. Il termometro segna tredici, un po' si vergogna, ma alla fine mi rendo conto che è l'occidentale grasso che è in me, e anche fuori di me, che si lamenta del freddo. Tredici gradi erano un sogno per altri Italiani di un altro tempo, e di un altro modo di portare la povertà a e la dignità nello stesso paio di scarpe. Loro, a camminar sulla neve un giorno dietro l'altro, a quaranta sotto zero a camminar sulla neve tutto il giorno e a rintanarsi in un buco la notte, e a morire a Nikolaevka sparando e in tanti altri posti semplicemente cadendo a terra. Tredici gradi, a tredici gradi si sta ancora bene, ti metti la giacca e va tutto bene, e poi passano che domani lo ripari il rosso sputafuoco dai. Il freddo un giorno dietro l'altro è diverso, ti toglie le forze poco a poco, specie se non hai da mangiare, non hai abiti asciutti da cambiare o coperte da mettere in più. Il freddo un giorno dietro l'altro, sei, sette, otto gradi, tutto il giorno tutti i giorni e li fermo con addosso la camicia e il maglione di ordinanza, e la notte con quella coperta sola. Ed è ancora niente rispetto a quello loro, non lo puoi paragonare anche se il tuo freddo misero lo hai passato e sai di tuo che non è per niente vero che non è niente. E poi non è che sei tu che lo passi, è il freddo che ti passa: attraverso, che ti cambia. Il freddo e la privazione del sonno; ma questo, è già un altro discorso.

24 ore 24 piedi





