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Archive for November, 2009

Sorelle d’Italia

Ieri in mezzo a un bar mi sono trovato in piedi come un bambino davanti a una grande tv accesa, con gli occhi lucidi e strizzati, sorpreso dalla voce di Giorgia che canta l’inno di Mameli.

Sorpreso, commosso, toccato.

Spiazzato dal sentirmi gonfiare il cuore da un’Italia canta con amore, con passione, con immensa tenerezza invece che ridotta a marcetta militare.

Ho visto lo schifo che si cela all’ombra del tricolore, l’ho visto sventolare in occupazioni militari a cui ho preso parte, l’ho visto alzare nel bel mezzo di una guerra di miseria ben protetto da sacchi di sabbia e cavalli di frisia ed ero uno di quelli che l’aveva cucito sul petto con i quattro pasti al giorno nello stomaco in mezzo alla fame e alla piu’ assoluta poverta’. L’ho visto coprire le malefatte di gente, spergiuri e traditori, che picchia a sangue ragazzi che dormono in una scuola. So che c’era sull’uniforme dei carcerieri che torturarono e torturano ancora i detenuti, l’ho notato appeso in tante aule di ingiustizia.

Adesso lo sento, in mano a una donna, che mi parla di un’Italia che posso amare, di un paese di cui posso essere orgoglioso, di madri e di figlie, di futuro, di tenerezza. Che sia la pubblicita’ di un privato non mi indigna, se ci vuole la signora calzedonia a ricordarci che non e’ solo una bandiera di calcio e un coro da stadio, sia benedetta allora lei e le sue autoreggenti.

E leggo in giro roba scritta da gente indignata, “vilipendio all’inno nazionale”, e penso che il vilipendio lo facciano questi guardiani dell’ortodossia militarista sulla playstation. Questa gente che si indigna, che pensa all’onore offeso, la guerra l’ha vista solo alla TV, sono “pronti alla morte, l’Italia chiamo’” giusto davanti al bucatino domenicale a casa della suocera.

Si “stringono a co(o)rte” nel senso dei lecchini del re, perche’ essere CIVES non sanno neanche lontamente cosa significhi, che responsabilita’, che sacrificio comporti.

Io mi sento ONORATO come cittadino italiano, come soldato, come marinaio, dalla voce di Giorgia che canta il Paese per cui io si che sono davvero pronto alla morte, e non e’ un cazzo di coro stonato da stadio in azzuro e una marcetta militare, e’ un insieme di madri e di figlie, di padri e di figli, di affetto e bellezza, di storia e cultura, ospitalita’ e tolleranza.

Per una volta ci si ricorda che l’Italia l’hanno fatta, e la fanno, anche le donne. Per fortuna.

edit: mi correggo, dopo qualche ricerca su google la voce che ritenevo appartenere a Giorgia è invece di Sushi, i ringranziamenti e la mia commozione vanno alla signorina pesce crudo giapponese quindi.