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Archive for February 5th, 2010

Bugie XXI

Labbradilampone e’ una visione, il caschetto nero, gli occhi truccati da una mano ispirata, avida di approvazione. Irene aspetta sull’angolo del letto la sua sorte, non le e’ permesso guidare gli eventi, ma sento che Giulia si muove meglio, la sua bocca piu’ lasciva, i sui fianchi piu’ sinuosi, scopa con tutto il corpo. Cerca il mio piacere, con devozione, ma manca ancora della leggerezza e della passione dell’Altra, della potenza disperata della sua ossessione, le lascio fare un sesso didattico per il tempo necessario: il tempo in cui realizza che per ora rimane una buona dilettante, una ragazzina che fa del suo meglio, una pargola volenterosa ma non ancora la perfetta ”piu’ brava bambina di papa’ ”. Sara’ per un’altra volta, di certo per il futuro, la sua padrona sta facendo su di lei un ottimo lavoro, non sono comunque deluso, il modo in cui mi risucchia in lei  e’ delizioso, come il suo respingere l’orgasmo per il mio beneficio. Quel vezzo terribilmente sensuale che ha di mordersi le labbra ogni volta che si affonda fluidamente sul mio cazzo, lo sforzo nel tenere il respiro regolare e il ritmo lento, lento come mi piace, come Irene le ha insegnato. Come mi eccita il suo desiderio di compiacermi, e di compiacere la sua padrona, la lascerei continuare fino a tarda notte ma ora ho voglia di prendermi quello che mi spetta dal venerdi’ e riscattare tutto il sesso alla vaniglia che ho fatto con la mia, ora sua, piccola Labbradilampone. La disarciono stesa prona sul letto, le alzo il bacino, la testa giù a schiacciare le lenzuola, ginocchia puntate contro il materasso: «Afferrati le caviglie». E’ una ballerina, muscoli stirati, la prendo da dietro con forza, ancora, ancora, ancora, le mie mani sulla sua schiena lasciano segni bianchi e rossi, afferrano i fianchi, spingono verso il basso. Lei subisce e geme, e viene urlando. Io continuo, le fa male ma non dice basta, lacrime sul cotone bianco, perchè ne ho voglia, perchè non ho ancora finito, perchè rovinare l’orgasmo che ha rubato è voluttà. Ricomincia a gemere, scorro di nuovo bene dentro di lei, un rumore liquido dal suo ventre, Ire mi guarda scintillante, aspetta di vedere il momento in cui il mio seme verrà iniettato nel grembo di Giulia per poi essere spinto fuori a colarle lungo le cosce lucide. Aspetta, ma un istante prima del finale esco dalla sua Labbradilampone e riverso sul corpo nudo della sua padrona ciò che dio mi avrebbe dato per generare. Faccio alzare sulle ginocchia la zia, le do un dolce tenero bacio e poi le sussurro: «Puliscila.» E me ne resto li steso comodo sul letto a gustarmi il dopo con le endorfine che si fanno un giro nel mio sistema vascolare, mentre la visione della mia mezza sorella che lecca con la sua instancabile linguetta il mio sperma dalla pelle della mia donna mi si imprime per sempre nella memoria.

Dopo cena la porto a casa del nonno, sono stanco di depravazione, per stanotte desidero solo la calda intimità del corpo di Irene distesa su di me, persa nei sogni. Quando scende dall’auto la mia piccola Giulia sembra camminare su un tappeto fatto di stelle, sorride al nulla, nella notte dei vapori di iodio.

E’ così aggraziata, se solo si muove appena.

XXI  Bugie XXI

Nulla di quanto è scritto qui corrisponde a verità, lo dico per preservare le vostre candide menti e quelle schifosamente borghesi della vostra giovane progenie.