Archive for November, 2010
Hedi Slimane è un genio del b…
Hedi Slimane è un genio del bianco e nero
Bugie LXXXII
Nulla di quanto è scritto qui corrisponde a verità, lo dico per preservare le vostre candide menti e quelle schifosamente borghesi della vostra giovane progenie.
Avere vent’anni
-Tu te lo ricordi come è avere vent’anni?
-Bellezza, sei tu che li hai ora che non te lo ricordi, solo tu. Avere le mani giovani, vestiti blu tutti egualmente lisi pari a tutti gli altri, i nastri delle mitragliere e il puzzo del grasso della pacca che sfrigola col calore, il cibo caricato a tonnellate in una catena di braccia, gli scarafaggi dappertutto, le notti interminabili a fare avanti e indietro sul ponte d’acciaio bagnato a non morir di freddo.
Sei tu che non te lo ricordi com’è avere vent’anni, tu che hai solo cambiato liceo per uno più grande.
Bugie LXXXI

Il mondo gioisca
Il mondo gioisca poiché oggi è stato creato Il Vendicatore Suino, signore dei paranchi.
Bugie LXXX
Bugie LXXIX
Rientro intriso di pioggia come solo posso ridurmi quando mi comporto da romantico idiota trascurando che il mese dei morti a Roma non ha alcuna relazione con quello dalla tradizione gentile che lo precede. Varcata la porta la mia piccola che mi aspetta impaziente facendo finta di fare altro, aggraziata a forma di ciambella sulle morbidezze del divano mentre riguarda le sue bozze con il letturaio in una mano e uno stilo sottile di ebano nell’altra.
«Vorrei farmi un bagno.»
Lei chiude il lettore e mi segue per officiare i riti dell’acqua, mi sfila gli abiti di dosso con ordine, li dispone piegati sul piano dei lavabi, mi spinge sotto la doccia dove mi insapona con energia, poi mi lava via di dosso le tracce della giornata di lavoro: del mondo esterno. Mi asciuga con un panno di cotone ruvido e bianchissimo, per mano mi conduce fino alla grande vasca accesa al massimo, spinge sulle mie spalle con ferma gentilezza fino a che non sono immerso nelle bolle. Chiudo gli occhi, le sue dita massaggiano il viso con infinita dolcezza passando ovunque senza schema.
«Vieni qui»
Lei entra in acqua dalla parte opposta, un gradino alla volta perchè io possa ammirare la sua figura leggiadra che un passo dopo l’altro sparisce tra le bolle glauche fino ad al momento in cui le sue natiche non poggiano sul mio grembo e le sue labbra non si indirizzano verso le mie. Sospesa nel liquido è etera.
«Che bel regalo mi ha fatto mia moglie.» le sussurro nell’orecchio.
Il viso di Giulia è espressione estatica di infinita soddisfazione mentre le accarezzo i seni con una mano e muscoli tonici dell’addome con l’altra, un gemito, un invito, le mie dita che scendono nella sua fica sommersa. La masturbo lentamente, esplorandola con curiosità, appropriandomi dei sui recessi mentre lei rimane immobile e impotente, quando il suo respiro si fa troppo irregolare le pizzico il clitoride e sfilo le dita, lei mi guarda con una luce ribelle negli occhi.
«Puttanella, tu verrai quando io lo deciderò.»
«Ma..»
«Niente ma, adesso sei mia e rispetterai il mio volere.»
«Scusa.»
«Le brave bambine non chiedono scusa, si adoperano per farsi perdonare.»
Basta citare il concetto di brava bambina che la sua mano corre al mio uccello, i suoi polmoni si riempiono d’aria e la sua bocca si avvia sott’acqua ad esercitare l’arte per cui è stata creata. E’ brava anche se breve, difficile dimostrarsi appassionati in apnea, la lascio provare per quattro cinque immersioni poi le afferro i capelli e la dispongo con il viso di lato schiacciato contro il bordo della vasca, inginocchiata sul fondo con le mani pronte a spingere contro la parete non appena capisce quello che sta per accadere. Il mio uccello trova il suo posto dentro la sua giovane fica per perderlo immediatamente, ancora e ancora mille volte, ogni volta che lo spingo dentro l’acqua fugge fuori portandosi via anche le sue secrezioni vischiose, rimane ruvida dentro, rugosa. La sensazione è forte, quasi dolorosa, mi rende difficile controllare il mio piacere per la sua intensità, l’esatta impressione che la sua fica stia consumando il mio uccello ad ogni affondo. Il respirare è l’unica pausa esistente tra i suoi gemiti, le sue urla, il suo cercare di spingermi ancora più a fondo dentro di lei per farle più male. Un urlo più forte, scossa da un tremore che mi mastica senza denti il cazzo piantato profondamente nel suo ventre. Il suo orgasmo mal contenuto, la spossatezza che la sopraffà quasi come una perdita di conoscenza, accompagno il suo corpo inerme di nuovo nell’acqua calda, lo cullo raggomitolato tra le braccia mentre lei è altrove, persa. Un filo di sangue le esce tra le gambe, poco, segnale che ho un po’ esagerato, il mio uccello arrossato sembra percorso da scariche elettriche o almeno così lo sento. Bacio la mia principessa addormentata, lei risponde appena.
Mia moglie mi ha fatto un regalo stupendo.
Mentre apparecchia la tavola per la cena Labbra mette in chiaro che non sono autorizzato ad avere rapporti sessuali con Bouche se lei non è presente, aspetta che ci siano Irene e Lize per dirmelo sfruttando la presenza dei testimoni. Giulia non si fida troppo delle mie promesse per quanto riguarda l’intimità possibile tra me e la sua ragazza, come darle torto dopo colonia.
Le rispondo solo: «Va bene, lo spiegherai tu a Bouche però.»
Ecco, dall’espressione che le si dipinge in viso è chiaro che non aveva preso in esame questo aspetto della questione, evidentemente non è ancora Ire.
Crescerà.

Nulla di quanto è scritto qui corrisponde a verità, lo dico per preservare le vostre candide menti e quelle schifosamente borghesi della vostra giovane progenie.
Bugie LXXVIII
Interno, notte, lampi attraverso i vetri, temporale, raffiche a battere aritmiche. In guerra con il cielo, sta vincendo lui.
Io e mia moglie stretti stretti nelle lenzuola bianche sotto le coperte pesanti, a parlare a turno quasi in un sussurro.
- Adesso ci sono tre bambini, i nostri bambini, ci sono molte cose su cui accordarsi.
- Non credo siamo molte, al massimo piccoli dettagli, il nostro schema familiare si è già adattato magnificamente ai nuovi arrivati.
- Devo dartene atto, ma anche io sono costretta ad ammettere di avere dei limiti e non riesco a stare dietro a tutto quello che c’è da fare mentre tu e Giulia continuate a giocare come i bambini.
- Sento del risentimento.
-No, ti sbagli, è solo stanchezza, preoccupazione di non poter fare al meglio quello che mi è richiesto.
- Cosa ti è richiesto?
- Fare la madre, amore mio, questo è quello che mi implorato tua sorella, lei che come me vuole il meglio per i gemelli, e io lo volgio. Faremo le madri in due, con tre neonati è necessario ma lo sarà ancora di più quando cresceranno mutandosi in piccoli e organizzati cuccioli di sabotatore.
- Mh, quindi.
- Quindi ho deciso di assegnare ai miei figli più grandi qualche responsabilità, la prima è occuparsi l’uno dell’altro visto che non ho tempo di starvi dietro. La piccola Labbra è tutta tua da adesso, proprietà completa, te la regalo ponendo una sola condizione: sarà lei a dover autorizzare le tue scappatelle extrafamiliari, dovrai chiederle il permesso prima di finire a letto con qualcuna delle tue ragazzine.
- Giulia è una bestiola gelosa e possessiva…
- Esatto.
- Bastarda. Ma ti amo così come sei. Comunque non vado con le ragazzine da un bel po’.
- Non hai passato il pomeriggio nel letto di quella Boccadimiele….?
- Ah, si, ma non abbiamo combinato nulla di fedifrago.
- Cosa che mi rende ancora più gelosa di quella… Artista, ma lasciamo perdere che abbiamo argomenti più importanti.
- Si, comunque accetto la condizione e il dono.
- Bene, problema numero due: questa casa presto sarà troppo piccola per la famiglia, penso sia necessario pensare a un trasloco in un luogo che offra lo spazio per i bambini.
- Ed un alloggioa deguato sia per Giulia che per Elisabetta, non possiamo continuare così in eterno. Giulia adesso ha una relazione che pare solida e profonda e ha bisogno dei suoi spazi nel caso voglia ospitare ogni tanto la sua amante.
- Almeno vedo che avete la delicatezza di non portarla nel mio letto.
- Sei proprio gelosa di Bouche.
- Si.
- Quindi proponi di andare a vivere altrove?
- Mi addolora, ma è necessario.
- E se non lo fosse?
- Come? Non pensare nemmeno di chiedere alla tua sorellina di tornare dal nonno, non se ne parla.
- Ti mancherebbe?
- Da morire, e poi sarebbe troppo infelice. Non lo potrei sopportare.
- Mi sono consultato col nonno, lui è pratico di queste cose, e attraverso il suo ufficio legale stiamo trattando l’acquisto dell’appartamento sotto a questo.
- Davvero? Senza dirmi niente?
- E’ per la famiglia. Il bene della famiglia è mia competenza.
- Certe volte ti sottovaluto, a forza di vederti scopare in giro con le ragazzine finisco col credere che sia l’unica cosa che ti interessa.
La rovescio, la schiaccio contro il letto, le faccio un amore feroce e brutale. Dopo. Dopo. Torniamo a parlare.
- Quindi allargamento verticale.
- Si mi compro casa, pare che fosse ora adesso che sono papà, secondo l’architetto si può fare una scala interna nell’angolo del salotto. Sotto vengono fuori altre cinque stanze, o quattro se vogliamo un bagno grande anche giù.
- Vogliamo?
- Quando cominciamo coi progetti di ristrutturazione le decisioni vanno prese insieme, vorrei fare una camera grande per i bambini, con tanta luce.
- Non una cameretta per ciascuno?
- Vorrei crescessero insieme, sono gemelli, e poi dividere i bambini non è una buona politica educativa… non aiuta certo a staccarli e renderli indipendenti l’uno dell’altro, guarda solo le mie sorelle.
- Già, tanto vale evitar loro la solitudine, hai ragione. Ma come farai ad evitare che litighino cotinuamente dividendo tutto?
- Loro saranno pure tre gemelli ma noi siamo quattro giovani adulti, dubito che ci sarà mai carenza di zii pronti a dirimere controversie.
- Zii?
- E’ una cosa di Bouche, dice che per quei bambini siamo tutti a pieno titolo zii oltre che avere affininità di tipo più complesso, ma nell’essere zii lo siamo tutti allo stesso modo.
- Acuta ragazzina.
- Come ti pare il piano?
- Lascio fare a te, che vedo ti stai adoperando efficacemente. Anche Lize avrà la sua camera al piano di sotto, quando dividerai il letto con lei vi voglio sotto l’occhio vigile della mia Labbra.
- Ti fidi più di lei che di te stessa nel tenermi sotto controllo?
- I tuoi figli mi hanno stregato, e mi sento in debito con Lize, Giulia invece non ha nessun motivo di doverle qualcosa.
- Sei perfida.
- Solo efficiente.
E adesso è lei a scalare la mia carne per affondarsela dentro.
Il lunedì è fatto di caffè a letto e poca tenerezza, Ire che corre ad abbracciare i bambini appena sono svegli, Lize da baciare mentre in cucina lava piccole cose misteriose, sussurarle all’orecchio quanto è bella e avere in risposta la mano guidata li dove c’era la ferita ed ora solo pelle nuova. Ricoprirla di carezze è inevitabile.

Nulla di quanto è scritto qui corrisponde a verità, lo dico per preservare le vostre candide menti e quelle schifosamente borghesi della vostra giovane progenie.




