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Archive for November, 2010

Hedi Slimane è un genio del b…

Hedi Slimane è un genio del bianco e nero

Bugie LXXXII

Noia, uccello stanco morbidamente adagiato, un velo di profumo coloniale su tutta la pelle dopo la doccia, pulito di essenze prese altrove. Sono a casa di Bouche nella giornata universale del salvataggio dati o prerlomeno è la scusa che ha fornito lei per starcene tutti insieme a non fare nulla di produttivo e dedidarci esclusivamente al vizio. Questa inclinazione attualmente si sta esprimendo con lei che mangia la fica della mia Labbradilampone che con il capo sulle mie ginocchia si lasci accarezzare il viso con gli occhi chiusi, la sua ingordigia di piacere non ha limite. E’ dolce, a modo suo. Io sto pensando a Lize, a quanto sia perfetto il suo corpo e assoluto il dono che ne fa, al suo muto ripetere ancora, ancora, ancora, fammi ancora l’amore, questa settimana l’ho posseduta quasi quotidianamente tanto che Ire mi ha fatto capire che se non cambiavo aria per un po’ avrebbe cominciato a scatenare la sua gelosia. Sono fatto così, non conosco temperanza e mia sorella Elisabetta mi fa ribollire il sangue con quella sua silenziosa e completa resa, quei suoi capelli biondi sempre profumati e lisci, i seni invitanti. Sono qui, con Giulia sotto le dita e non sto rendendo giustizia al modo torbido e passionale in cui dischiude le sue piccole labbra per gemere mentre la lingua della sua amante la fruga nell’intimità vischiosa del suo grembo, le fotografie che sta tirando fuori Bouche in questi giorni sono potenti e liriche, si fondono con il racconto del diario. Fotografie. Quella di me e dell’artista è stata venduta dalla galleria per un ammontare scandaloso, ha preteso che ne accettassi la metà ed io non volendolo fare per fedeltà all’accordo preso ho donato l’ingiusto dividendo alla mia piccola sorella che quando non ha il mio uccello in bocca batte sui tasti, se la conosco metterà tutto da parte per farci un giorno qualcosa di inconsueto. Mi sono distratto forse troppo perchè appena riporto l’attenzione sul viso della piccolla vedo che trattiene il respiro e inarca tutto il corpo facendo leva sulla nuca alchè io le prendo i seni nelle mani mentre l’orgasmo la scuote e quella infallibile creatura ossessiva non smette di infilarle la singua ovunque costringendola a divincolarsi. Ma non può, stretta tra me e la sua amante non riesce a sottrarsi alla tortura di altro piacere corrotto e mescolato all’insopportabilità dell’imposizione, è così che mi piace di più : «Quando gode TROPPO.»
Ora ha gli occhi chiusi e il respiro affannato, mentre Bouche viene a baciarmi per farmi sentire il sapore dei succhi della sua amante, non so se è dovuto al fatto che questo rapporto poteva essere soltanto costruito in equilibrio tra tre persone sin dall’inizio ma funziona in maniera pregevolmente decadente. Da martedì portano addosso la firma di Lize che su mia richiesta ha rifatto guardaroba e aspetto ad entrambe, ha assecondato la mia richiesta di giocare sulle similitudini per quanto possibile ed il risultato è stato ammaliante: quando sono nello stesso luogo è impossibile ignorare il fatto che siano legate l’una all’altra. Non so come Elisabetta riesca con un taglio di capelli, un velo di trucco, e due metri di tessuto a costruire quello per cui la biologia molecolare impiega migliaia di alleli in comune, ma ci riesce.
Ecco Bouche che comincia a intrufolare le mani tra i bottoni della mi camicia, buona bambina, sta buona, che stanotte sono solo per mia moglie ed è il caso che mi risparmi se voglio vedere l’alba di domani non troppo livido.
Dove le trovano tutte queste energie, maledette ninfette.

Nulla di quanto è scritto qui corrisponde a verità, lo dico per preservare le vostre candide menti e quelle schifosamente borghesi della vostra giovane progenie.

Avere vent’anni

-Tu te lo ricordi come è avere vent’anni?

-Bellezza, sei tu che li hai ora che non te lo ricordi, solo tu. Avere le mani giovani, vestiti blu tutti egualmente lisi pari a tutti gli altri, i nastri delle mitragliere e il puzzo del grasso della pacca che sfrigola col calore, il cibo caricato a tonnellate in una catena di braccia, gli scarafaggi dappertutto, le notti interminabili a fare avanti e indietro sul ponte d’acciaio bagnato a non morir di freddo.

Sei tu che non te lo ricordi com’è avere vent’anni, tu che hai  solo cambiato liceo per uno più grande.

Bugie LXXXI

Nessuna notte è da buttare, nessun pensiero va mai a finire sprecato, qui in questo letto tra Giulia e la mia sposa con gli occhi chiusi sto per cedere alle ombre, scrivo nella mente la cronaca piccola di questa piacevolissima domenica.
Bouce è venuta fin dalla mattina per continuare con l’illustrazione delle memorie intime della sua compagna ed amante, le serviva la vasca del bagno grande e il talamo o almeno questa è stata la scusa per passare una giornata insieme noi tre con qualche comparsa dei cuccioli. Scatta a ritmo programmato senza interferire nei momenti che si ricreano tra me e la mia Labbradilampone mentre lei legge ad altra voce il passo che vuole illustrare, ora come allora la sua memoria riprende carne e sangue per poi finire fissata sulla carta, sulla tela. Dopo pranzo una pausa meritata in cui mi rilasso leggendo un romanzo d’esordio seduto sul divano dello studio, le due piccole infide liceali dopo aver fatto i piatti e sistemato la cucina vengono a circondarmi, Labbra richiama la mia attenzione sfilandomi il letturaio dalle mani con gentilezza per chiedermi un favore.
«La mia ragazza vorrebbe una lezione nell’arte della fellatio, le fares ti il dono di concederti come ausilio didattico» Lo dice tutta compassata, irresistibile come una vera puttanella.
«Come potrei rifiutare il mio corpo alla bravissima bambina che me lo chiede.» Le rispondo carezzandole il profilo con l’indice per poi dischiuderle le labbra, lei lo accoglie subito mordendolo leggermente. Io me ne sto in silenzio ben composto ad ascoltare la lezione.
«All’inizio ti troverai costretta a pensare, ad usare tecnica, a creare schemi nella tua mente ma subito dopo dovrai imparare a farli sparire, deve essere la passione a guidarti, il piacere, non il tuo piacere ma il suo, devi cercarlo e negarglielo più a lungo che puoi così che diventi una tortura sublime e tutto l’universo del desiderio che tu hai di lui e che lui ha di te finisca nel racchiudersi nel momento in cui ti inonderà la bocca del suo seme.»
«Devo inghiottire?»
«Non devi, perchè per forza si va solo al cesso tesoro, ma vorrai»
«Non credo proprio, sai che non mi esalta la cosa.»
«Perchè tu non ha mai succhiato un uccello.»
«Come no?»
«No, non è una cosa che si fa meccanicamente con la bocca, devi metterci l’anima e annodarla con la lingua. Adesso cominciamo.»
Aprigli la lampo usando solo la punta dei polpastrelli
più lentamente
non ti preoccupare se si inceppa, da al tutto un tocco i improvvisazione e spontaneità, comunque la sua non si inceppa mai.
Adesso inginocchiati davanti a lui, abbassa la testa a cercare con lo sguardo nei pantaloni
estrailo con grazia usando tutte e due le mani
premurosa, è una cosa fragile e tenera
ora accarezzalo sfiorandolo
ancora
ogni sfioramento deve tirare un po’ più il prepuzio verso la radice
bravissima, così, graduale
adesso avvicina la bocca con golosità, non lo prendere dentro respiraci solo sopra
avvicinalo al viso
guardalo, ammiralo mentre prende vigore e si gonfia
adesso schiudi le labbra e accogline la punta in bocca.
Leccalo il maniera infantile, poi mano mano più lasciva
no, niente foga, non adesso
ecco così, prendilo in bocca un po’ di più
senti come è diventato duro? lo senti il sangue che scorre sotto la superfice e lo fa vibrare inpercettibilmente?
Ora muovi la testa e accoglilo più profondamente che puoi.
Che cosa miserevole, neanche un terzo della lunghezza e già fuggi.
(Giulia le posa una mano sulla nuca e spinge, Bouche prova a lasciarmi entrare più affondo poi ha una reazione di panico, si dibatte ma con le mani legate dietro la schiena può fare poco, la sua insegnante aggiunge l’altra mano e  spinge di più, il mio uccello le affonda in bocca per metà, Giulia le tira lentamente indietro la testa, Bouche ha gli occhi pieni di lacrime ma riprende a respirare attorno al mio cazzo che Giulia non permette le esca dalla cavità orale)
Ora va meglio, non aver paura, adesso hai sperimentato il sacrificio, dovrebbe darti la necessaria umiltà per continuare, ricorda che solo chi si sottomette domina il piacere.
(Giulia le lecca via le lacrime dal viso, poi prende a guidarle la testa con gentilezza.)
Brava, come un un onda, muoviti fluida, coinvolgi tutto il corpo con grazia, lascia che ilc alore del desiderio si espanda dentro te, chiudi gli occhi e non fermarti.
Succhialo, avvogilo con la lingua, usa la sua punta per studiarne la forma, prendilo con le labbra per tenerlo dentro di te mentre ti allontani poi usale per guidarlo dentro quando ti avvicini. Lacia che ti invada, che ti levi l’aria, che ti possieda.
Attenta, lui sta per venire ora sta a te prolungare il piacere impedendoglielo, mentre tiri indietro la testa accarezzalo appena con i denti, con la massima delicatezza, bravissima, hai sentito il suo fremito? Fallo ancora, adesso tieni in bocca solo il glande, sta ferma, usa solo la lingua per picchiettarlo, ora mordilo teneramente dietro la corona per tenerlo fermo e chiaccialo con la lingua più che puoi a sgonfiarlo di tutto il sangue che lo inturgidisce, ora succhia richiamando il sangue indietro e gusta la sensazione che ti da la sua pelle liscia che si tende sulla lingua, che si inturgidisce. Ed ora lasciati andare, liberati da tutto quello che hai imparato ed usa la bocca per farlo tuo, possiedi il tuo uomo con la bocca, rubagli tutto il piacere che puoi.
E lei lo fa, ma non subito, perchè ci ha preso gusto evidentemente, Giulia non interfelisce e si limita a osservare sorridente, Bouche si ferma più volte e mi strozza l’orgasmo sul nascere. Quando alla fine mi fa eiaculare serra i denti e le labbra a impedire che io mi ritragga e mi succhia via tutto il seme che può, deve staccarla Giulia quando il dolore comincia  vincere sul piacere e viene accolta da un’espressione astiosa come quella di un bambino a cui viene sottratto con la forza un giocattolo prediletto.
«Dille che è stata brava.»
«Una rivelazione. Davvero.»
«Più brava di lei?» Fa Bouche che si è ripresa.
«Nessuna è come la più brava bambina di papà, la mai puttanella prediletta, Labbradilampone»
«Perchè? cosa ha lei che io non ho?» non lo dice per gelosia, è sana curiosità e si sente, per questo non offende la mia piccola.
«L’amore, il peccato, la redenzione. Per te è solo giocare col piacere, lei mi fa sentire davvero come se l’anima le gonfiasse le labbra al posto del sangue.»
Non ci sono repliche solo le due che si mettono sul divano in modo tale che dopo pochi minuti mi sono entrambe addosso con le loro testoline sulle mie ginocchia e la mie mani aspasso per l’esistenza curvilinea che rappresentano. Sono dolcissime nel dì di festa.
Nulla di quanto è scritto qui corrisponde a verità, lo dico per preservare le vostre candide menti e quelle schifosamente borghesi della vostra giovane progenie.

Il mondo gioisca

Il mondo gioisca poiché oggi è stato creato Il Vendicatore Suino, signore dei paranchi.

Bugie LXXX

Tanto, troppo, tempo. Sconsideratamente presto, sono a letto con Lize, con il suo corpo morbido e di nuovo perfetto, desiderio incontenibile che mi fa parlare anche mentre mi riapproprio di lei strappandola alla mia progenie. Io e lei da soli, i nani dormienti ospitati nel talamo nuziale e ben guardati dalle due cariatidi nullipare della famiglia.
Io e la mia sorellina bionda, lenzuola fresche di bucato, stirate e tese, il mio cazzo piantato immobile dentro il suo ventre mentre la prendo con le mani, aggrappandomi a lei come dovesse scivolarmi via da un momento all’altro.
«Avrei dovuto scoparti quando avevi dodici anni.»
Lei per risposta mi accarezza un braccio.
«Credo che tutto sarebbe stato diverso se solo ti avessi amato allora un po’ di più.»
Fa spallucce, lei non  pensa mai al passato in maniera dubitativa.
«Se avessi fatto in modo che tu fossi mia, solo mia, dall’inizio.»
Mi affonda i denti nella carne, inelegante e disonorevole da parte mia ricordarle che non è stato il mio uccello a deflorarla.
Non sono lucido, il desiderio assoluto che ho di lei mi annebbia tuttoe anche le parole escono spezzate, sfocate, il mio cazzo che scorre prepotente, il piacere troppo vicino fin dall’inizio, il vizio di impossessarmi delle sue carni innocenti e generose. Dio quanto è bella mia sorella.
«Voglio che tu sia MIA, solo mia, soltanto mia, per sempre. Mia. miamiamiamiamiamia.»
Sembro un invasato nel sussurro, ossessionato, la stringo a me mentre mi da la schiena.
Vengo troppo presto invadendole la fica sterile col mio seme, mi tiene dentro o forse sono io che mi sentirei perduto se uscissi, la avvolgo, mi aggrappo, la artiglio.
Il desiderio che ho di lei non mi lascia respirare, ricomincio a scoparla con l’uccello ancora morbido e sensibilizzato, strofina dentro di lei elastico, sento dolore: fastidio. Lo ignoro, niente mi può fermare dal prendermela ancora, ribadire il possesso, piantare il mio vessillo ben affondo dentro di lei.
Trova il modo di girarsi, mi guarda finalmente negli occhi e davanti ai miei pone questo suo viso candido dalle espressioni infantili, simmetrie squisite, il mio cazzo che acquista vigore e scava dentro di lei dopo mesi, le si espande dentro, la sua bocca che si apre e si chiude a mezzo respiro dalla mia, le mia carezze sul suo viso. Poi.
Poi la rovescio sul letto le metto i polsi inchiodati dietro la testa e la sbatto come se fosse l’ultima scopata della mia vita, ad ogni affondo un tonfo di carne tumida e ossa e sangue, un gemito forte dal tono squillante. Non me ne frega niente del suo orgasmo, del suo piacere, della sua soddisfazione, voglio solo che sia mia, che porti il mio marchio addosso, che non le venga mai nemmeno il pensiero di come è scopare con qualcun’altro.
Mia sorella Lize scatena in me lo stronzo possessivo che le altre donne non vedranno mai, il bastardo che la chiuderebbe in una prigione di cui solo lui ha la chiave perchè lei viva esclusivamente per essere una di lui proprietà. Elisabetta deve essere MIA.
Abbiamo esagerato, o meglio io ho esagerato, me la tengo addosso senza liberarla dai legacci sulla testiera del letto, mi piace così indifesa e poi per lei non è che faccia differenza, me la tengo addosso come una coperta e mando a spasso le dita sulla sua schiena dandole brividi che la scuotono impercettibilmente.
Scriverei il mio nome su ogni centimetro della sua epidermide. Di questo Ire è gelosa, del mio possedere pescerosso più profondamente di quanto possieda qualsiasi altra donna, dalle altre prendo dalla mia sorellina elfa bionda saccheggio.
La voglio, non ho più forze ne piacere, la voglio e basta, in maniera frustrante, le sciolgo i polsi, le sue mani sul mio viso per imprigionarmi in un bacio soave.
«Avrei dovuto prenderti già quando eri ancora una bambina, e tenerti con me sempre.»
Lei mi bacia ancora con il viso salato, mi ama lo stesso, anche se l’ho abbandonata quando invece avrei dovuto inchiodarla nel mio letto per scoparle via di dentro tutto lo sporco dei suoi doveri di brava ragazza. Io lo so che mi perdona.
Poi nel buio, la sua voce che mi sorprende incerta com’è, sono mesi che ne fa un uso sempre più raro.
«Tua per sempre.»
Io le credo,
SOLO mia.
Nulla di quanto è scritto qui corrisponde a verità, lo dico per preservare le vostre candide menti e quelle schifosamente borghesi della vostra giovane progenie.


Bugie LXXIX

Rientro intriso di pioggia come solo posso ridurmi quando mi comporto da romantico idiota trascurando che il mese dei morti a Roma non ha alcuna relazione con quello dalla tradizione gentile che lo precede. Varcata la porta la mia piccola che mi aspetta impaziente facendo finta di fare altro, aggraziata a forma di ciambella sulle morbidezze del divano mentre riguarda le sue bozze con il letturaio in una mano e uno stilo sottile di ebano nell’altra.

«Vorrei farmi un bagno.»

Lei chiude il lettore e mi segue per officiare i riti dell’acqua, mi sfila gli abiti di dosso con ordine, li dispone piegati sul piano dei lavabi, mi spinge sotto la doccia dove mi insapona con energia, poi mi lava via di dosso le tracce della giornata di lavoro: del mondo esterno. Mi asciuga con un panno di cotone ruvido e bianchissimo, per mano mi conduce fino alla grande vasca accesa al massimo, spinge sulle mie spalle con ferma gentilezza fino a che non sono immerso nelle bolle. Chiudo gli occhi, le sue dita massaggiano il viso con infinita dolcezza passando ovunque senza schema.

«Vieni qui»

Lei entra in acqua dalla parte opposta, un gradino alla volta perchè io possa ammirare la sua figura leggiadra che un passo dopo l’altro sparisce tra le bolle glauche fino ad al momento in cui le sue natiche non poggiano sul mio grembo e le sue labbra non si indirizzano verso le mie. Sospesa nel liquido è etera.

«Che bel regalo mi ha fatto mia moglie.» le sussurro nell’orecchio.

Il viso di Giulia è espressione estatica di infinita soddisfazione mentre le accarezzo i seni con una mano e muscoli tonici dell’addome con l’altra, un gemito, un invito, le mie dita che scendono nella sua fica sommersa. La masturbo lentamente, esplorandola con curiosità, appropriandomi dei sui recessi mentre lei rimane immobile e impotente, quando il suo respiro si fa troppo irregolare le pizzico il clitoride e sfilo le dita, lei mi guarda con una luce ribelle negli occhi.

«Puttanella, tu verrai quando io lo deciderò.»

«Ma..»

«Niente ma, adesso sei mia e rispetterai il mio volere.»

«Scusa.»

«Le brave bambine non chiedono scusa, si adoperano per farsi perdonare.»

Basta citare il concetto di brava bambina che la sua mano corre al mio uccello, i suoi polmoni si riempiono d’aria e la sua bocca si avvia sott’acqua ad esercitare l’arte per cui è stata creata. E’ brava anche se breve, difficile dimostrarsi appassionati in apnea, la lascio provare per quattro cinque immersioni poi le afferro i capelli e la dispongo con il viso di lato schiacciato contro il bordo della vasca, inginocchiata sul fondo con le mani pronte a spingere contro la parete non appena capisce quello che sta per accadere. Il mio uccello trova il suo posto dentro la sua giovane fica per perderlo immediatamente, ancora e ancora mille volte, ogni volta che lo spingo dentro l’acqua fugge fuori portandosi via anche le sue secrezioni vischiose, rimane ruvida dentro, rugosa. La sensazione è forte, quasi dolorosa, mi rende difficile controllare il mio piacere per la sua intensità, l’esatta impressione che la sua fica stia consumando il mio uccello ad ogni affondo. Il respirare è l’unica pausa esistente tra i suoi gemiti, le sue urla, il suo cercare di spingermi ancora più a fondo dentro di lei per farle più male. Un urlo più forte, scossa da un tremore che mi mastica senza denti il cazzo piantato profondamente nel suo ventre. Il suo orgasmo mal contenuto, la spossatezza che la sopraffà quasi come una perdita di conoscenza, accompagno il suo corpo inerme di nuovo nell’acqua calda, lo cullo raggomitolato tra le braccia mentre lei è altrove, persa. Un filo di sangue le esce tra le gambe, poco, segnale che ho un po’ esagerato, il mio uccello arrossato sembra percorso da scariche elettriche o almeno così lo sento. Bacio la mia principessa addormentata, lei risponde appena.

Mia moglie mi ha fatto un regalo stupendo.

Mentre apparecchia la tavola per la cena Labbra mette in chiaro che non sono autorizzato ad avere rapporti sessuali con Bouche se lei non è presente, aspetta che ci siano Irene e Lize per dirmelo sfruttando la presenza dei testimoni. Giulia non si fida troppo delle mie promesse per quanto riguarda l’intimità possibile tra me e la sua ragazza, come darle torto dopo colonia.

Le rispondo solo: «Va bene, lo spiegherai tu a Bouche però.»

Ecco, dall’espressione che le si dipinge in viso è chiaro che non aveva preso in esame questo aspetto della questione, evidentemente non è ancora Ire.

Crescerà.

Nulla di quanto è scritto qui corrisponde a verità, lo dico per preservare le vostre candide menti e quelle schifosamente borghesi della vostra giovane progenie.

Bugie LXXVIII

Interno, notte, lampi attraverso i vetri, temporale, raffiche a battere aritmiche. In guerra con il cielo, sta vincendo lui.

Io e mia moglie stretti stretti nelle lenzuola bianche sotto le coperte pesanti, a parlare a turno quasi in un sussurro.

- Adesso ci sono tre bambini, i nostri bambini, ci sono molte cose su cui accordarsi.

- Non credo siamo molte, al massimo piccoli dettagli, il nostro schema familiare si è già adattato magnificamente ai nuovi arrivati.

- Devo dartene atto, ma anche io sono costretta ad ammettere di avere dei limiti e non riesco a stare dietro a tutto quello che c’è da fare mentre tu e Giulia continuate a giocare come i bambini.

- Sento del risentimento.

-No, ti sbagli, è solo stanchezza, preoccupazione di non poter fare al meglio quello che mi è richiesto.

- Cosa ti è richiesto?

- Fare la madre, amore mio, questo è quello che mi implorato tua sorella, lei che come me vuole il meglio per i gemelli, e io lo volgio. Faremo le madri in due, con tre neonati è necessario ma lo sarà ancora di più quando cresceranno mutandosi in piccoli e organizzati cuccioli di sabotatore.

- Mh, quindi.

- Quindi ho deciso di assegnare ai miei figli più grandi qualche responsabilità, la prima è occuparsi l’uno dell’altro visto che non ho tempo di starvi dietro. La piccola Labbra è tutta tua da adesso, proprietà completa, te la regalo ponendo una sola condizione: sarà lei a dover autorizzare le tue scappatelle extrafamiliari, dovrai chiederle il permesso prima di finire a letto con qualcuna delle tue ragazzine.

- Giulia è una bestiola gelosa e possessiva…

- Esatto.

- Bastarda. Ma ti amo così come sei. Comunque non vado con le ragazzine da un bel po’.

- Non hai passato il pomeriggio nel letto di quella Boccadimiele….?

- Ah, si, ma non abbiamo combinato nulla di fedifrago.

- Cosa che mi rende ancora più gelosa di quella… Artista, ma lasciamo perdere che abbiamo argomenti più importanti.

- Si, comunque accetto la condizione e il dono.

- Bene, problema numero due: questa casa presto sarà troppo piccola per la famiglia, penso sia necessario pensare a un trasloco in un luogo che offra lo spazio per i bambini.

- Ed un alloggioa deguato sia per Giulia che per Elisabetta, non possiamo continuare così in eterno. Giulia adesso ha una relazione che pare solida e profonda e ha bisogno dei suoi spazi nel caso voglia ospitare ogni tanto la sua amante.

- Almeno vedo che avete la delicatezza di non portarla nel mio letto.

- Sei proprio gelosa di Bouche.

- Si.

- Quindi proponi di andare a vivere altrove?

- Mi addolora, ma è necessario.

- E se non lo fosse?

- Come? Non pensare nemmeno di chiedere alla tua sorellina di tornare dal nonno, non se ne parla.

- Ti mancherebbe?

- Da morire, e poi sarebbe troppo infelice. Non lo potrei sopportare.

- Mi sono consultato col nonno, lui è pratico di queste cose, e attraverso il suo ufficio legale stiamo trattando l’acquisto dell’appartamento sotto a questo.

- Davvero? Senza dirmi niente?

- E’ per la famiglia. Il bene della famiglia è mia competenza.

- Certe volte ti sottovaluto, a forza di vederti scopare in giro con le ragazzine finisco col credere che sia l’unica cosa che ti interessa.

La rovescio, la schiaccio contro il letto, le faccio un amore feroce e brutale. Dopo. Dopo. Torniamo a parlare.

- Quindi allargamento verticale.

- Si mi compro casa, pare che fosse ora adesso che sono papà, secondo l’architetto si può fare una scala interna nell’angolo del salotto. Sotto vengono fuori altre cinque stanze, o quattro se vogliamo un bagno grande anche giù.

- Vogliamo?

- Quando cominciamo coi progetti di ristrutturazione le decisioni vanno prese insieme, vorrei fare una camera grande per i bambini, con tanta luce.

- Non una cameretta per ciascuno?

- Vorrei crescessero insieme, sono gemelli, e poi dividere i bambini non è una buona politica educativa… non aiuta certo a staccarli e renderli indipendenti l’uno dell’altro, guarda solo le mie sorelle.

- Già, tanto vale evitar loro la solitudine, hai ragione. Ma come farai ad evitare che litighino cotinuamente dividendo tutto?

- Loro saranno pure tre gemelli ma noi siamo quattro giovani adulti, dubito che ci sarà mai carenza di zii pronti a dirimere controversie.

- Zii?

- E’ una cosa di Bouche, dice che per quei bambini siamo tutti a pieno titolo zii oltre che avere affininità di tipo più complesso, ma nell’essere zii lo siamo tutti allo stesso modo.

- Acuta ragazzina.

- Come ti pare il piano?

- Lascio fare a te, che vedo ti stai adoperando efficacemente. Anche Lize avrà la sua camera al piano di sotto, quando dividerai il letto con lei vi voglio sotto l’occhio vigile della mia Labbra.

- Ti fidi più di lei che di te stessa nel tenermi sotto controllo?

- I tuoi figli mi hanno stregato, e mi sento in debito con Lize, Giulia invece non ha nessun motivo di doverle qualcosa.

- Sei perfida.

- Solo efficiente.

E adesso è lei a scalare la mia carne per affondarsela dentro.

Il lunedì è fatto di caffè a letto e poca tenerezza, Ire che corre ad abbracciare i bambini appena sono svegli, Lize da baciare mentre in cucina lava piccole cose misteriose, sussurarle all’orecchio quanto è bella e avere in risposta la mano guidata li dove c’era la ferita ed ora solo pelle nuova. Ricoprirla di carezze è inevitabile.

Nulla di quanto è scritto qui corrisponde a verità, lo dico per preservare le vostre candide menti e quelle schifosamente borghesi della vostra giovane progenie.