Il peso della paternità non mi aveva ancora sfiorato, le madri dei miei figli sono fermamente volenterose fino all’autarchia, ma è la più grande della mia stirpe a farmi sentire tutto il dolore dell’essere padre privo però della necessaria onnipotenza. La mia piccola Labbra in queste settimane trascorse dai suoi orribili incubi ha mutato la sua figura da sorella minore a quello di figlia maggiore in quella maniera irreversibile che si attua cedendo ogni dominio di se ad uno unico dio. Mi sveglia la mattina e cerca il conforto rassicurante del rito, la nostra doccia insieme, il mio asciugarle i capelli, la colazione servita in cucina da una sempre angelica e raggiante Lize, l’ordine di indossare gli abiti selezionati per lei che mi spinge a darle tutte le mattine.
Si veste perchè io lo ordino. Va a scuola perchè io ce l’accompagno per poi attenderla all’uscita. Fa i compiti mai a più di pochi metri da me e quando ha finito viene ad accoccolarsi con il suo corpo nudo contro il mio. Il desiderio che ho di lei ne sta risentendo, tutta questa tenerezza che mi suscita fa molto male alla sessualità aggressiva e passionale che lei associa a me, è arrivata addirittura a lamentarsene per poi essere immediatamente punita. Ma neanche perquotere le sue natiche mi ha suscitato eccitazione, un grande peso sullo sterno quello di doverle causare dolore. Stupide remore sentimentali che non sono da me, da quelle ho capito che nel momento in cui lascio che Giulia divenga davvero mia figlia tutta la nostra torbida sessualità finisce per scolare giù nello scarico.
Ed arriviamo ad oggi pomeriggio, ad una Bouche anche lei frustrata che non ne può più della ricaduta nell’infanzia della sua donna, e ad un letto sfatto.
Li ci ha trovato Labbra, sul suo letto al piano di sotto che scopavamo come animali in maniera vendicativa. Li si è gettata su di noi picchiandoci e finendo immobilizzata mentre ci urlava contro di tutto. Tra quelle coperte, o più precisamente sopra di esse, si è presa una sberla da me seguita poi da una di Bouche, su quel pavimento di legno ha pianto il tradimento di tutti rotta dai singhiozzi. In quella stanza le abbiamo fatto capire che se vuole i diritti di una adulta deve tornare a comportarsi da tale. Li ha capito.
Poi in due le abbiamo fatto molto di quello che si può fare a una donna fino a che la sua voce roca non è andata persa ed i suoi muscoli si sono sciolti nel nulla. Bouche l’ha fotografata così, abbandonata e conquistata come Gerusalemme in una nuvola di cotone disordinato. Di nuovo donna, dopo aver chiesto ancora, ti prego, ancora.
E’ li che l’ho lasciata all’ora di cena con quella giovane, perfida e insaziabile creatura a tracciarne il profilo dei seni con la punta di un dito.
Domani non c’è scuola.