Archive for August, 2011
Bugie CXII
Giornata ventosa sulla terrazza di Bouche, un brivido a increspare la pelle che parla di autunno incombente, Giulia nuda stranamente vestita nella grande vasca, senza peso, la luce del tardo pomeriggio. Io qui che presto poca attenzione a loro due e troppo ai miei pensieri, all’iniziare di un nuovo anno, anche loro stanno per diventare giovani universitarie, il desueto matricole non si ritiene più appropriato rischiasse poi di ricordare come ci si guadagnava la cittadinanza nell’età adulta. Per tutta l’estate le ho permesso di oziare e perdersi nei suoi interessi, nelle sue letture, ma presto tornerò ad essere il severo arbitro del suo impegno accademico. Devo dire che non mi secca, ne mi tedia.
Bouche continua a vendere la mia sorellina in effige a quella parte di europa abbastanza facoltosa da poterselo permettere, ed io l’ho persino presa in giro la mia Labbra dicendole che lei nei salotti buoni non ha bisogno di essere introdotta visto che ci campeggia appesa alla parete.
La mia sorellina.
La mia bellissima sorellina.
Tra poco me la porto a casa e prima che mia moglie reclami le mie spoglie ho intenzione di abusare di lei in ogni modo mi venga in mente.
E sono due ore che uso il mio intelletto solo per questo.
Mi vengano a dire che non sono un fratello premuroso.
Bugie CXI
Mia moglie, le notti sono di mia moglie, nel nostro talamo di passioni non perdute ma consumate in ogni stagione. Incessantemente. Irene mi accoglie sempre offrendosi completamente, ogni volta che mi accosto a lei da dietro e avvolgo con le mani i suoi seni pallidi. Furiosa con me o perdutamente innamorata anche solo del mio respiro mi accoglie con la stessa generosità, una fermezza di intenti che non sembra ammettere l’esistenza di una qualsiasi alternativa. Io per questo la desidero follemente, e la prendo dandomi a lei senza nessuna inibizione certo che lei mai aggredirebbe alle spalle una mia debolezza. Se c’è una sicurezza attorno a cui può ruotare l’intero cosmo senza timore di alcuna eccentricità è il suo generoso, sconfinato e severo senso dell’onore. Gli egoismi della mia piccola Labbra mi sono ancor più sgradevoli per l’impietoso paragone, e ad essere obiettivo non meriterebbe tale enfasi il giudizio dei suoi momenti di egocentrismo e sfiducia, ma tanto è: mia moglie e il paragone con cui peso ogni altra donna, trovandola mancante.
Oggi pomeriggio l’ho raggiunta già incoscente sul letto, nuda, distesa su un fianco con i suoi capelli sparsi ovunque sui cuscini candidi ed un velo di sudore sulla schiena che odorava come un invito ad approfittare delle sue carni. Le sono affondato dentro suscitando solamente il suo usuale lento moto all’indietro con cui mi offre il collo e la spalla mentre il mio uccello scorre dentro di lei. E’ stato lento, insopportabile, non ha smesso un istante di sorridere ad occhi chiusi nella luce abbacinante del primo pomeriggio. I suoi capelli stretti nel mio pugno.
Non ha cessato di sorridere neanche per un attimo, tutto il tempo, fino a che il mio seme non ha trovato riposo dentro di lei e la sua fica si è serrata attorno al mio uccello per impedirgli di sgusciare fuori.
Alla piccola Giulia do la mattina, dal risveglio, dal rito dell’acqua celebrato insieme, ma la notte è per Irene, solo per lei.
L’abbandono.
Con chiunque altra non mi lascia mai il peso di misurare me stesso, in ogni gesto, in ogni fantasia, in ogni istinto.
Con chiunque altra non riesco a staccarmi di dosso l’idea che ho di me.
Angli di merda
Prendi una nazione, mettici rivolte sparse, falle domare da polizia disarmata che pratica “l’ordine pubblico basato sul consenso”.
Hai un esercito, hai una fanteria, hai persino i cazzo di S.A.S.
Ma la tua capitale la fai pattugliare e sorvegliare dalla polizia.
La stessa polizia che ha originato le sommosse.
Lasci che mettano la città a ferro e fuoco: civili: disarmati: privi di qualsivoglia addestramento o comando e controllo.
La capitale del regno, con i la famiglia reale, il parlamento, la camera dei lord, a ferro e fuoco.
Ci credo che non hanno più un impero, non sanno tenersi la loro cazzo di capitale.
Inglesi. Che merde.
Proprio il trionfo della democrazia.




