Bugie XXXV
A casa, Labbradilampone stesa sul divano con la testa sulle mie ginocchia come il gatto, io che la accarezzo distrattamente e ogni tanto la bacio, una ragazzina da compagnia che fa le fusa, Irene sulla poltrona che legge e ogni tanto lancia uno sguardo per vedere se la sua cucciola prende iniziative inopportune, una tranquilla serata insomma.
«Mi ha detto che mi ama.»
«Tutti ti amiamo incondizionatamente.» lo dice con aria annoiata, canzonatoria.
«Mia sorella mi ha detto che mi ama, stamattina.»
«Vedi che era meglio se dormivi con me, io non sono così molesta la domenica mattina»
«Non ti fa nessun effetto?»
«E’ una vita che so che tua sorella ti ama, qualsiasi effetto di questo è svanito negli ultimi grossomodo quattordici anni.»
«Quindi io sono l’unico a trovarlo emotivamente intenso come fatto?»
Labbradilampone mi guarda e fa un si con la testa che è un esercizio di sarcasmo mimico.
«Non l’ho chiesto a te puttanella, e vedi di riempirti la bocca col mio uccello prima che ti metta nei guai di nuovo». Entusiasta si gira e comincia ad aprirmi la lampo, sa benissimo cosa deve fare: la bravissima bambina di di papà.
«Anche io l’amo.»
«Hai l’uccello nella bocca di una sedicenne, davanti alla tua donna, e stai affermando di esserti innamorato di tua sorella…»
«Si, il quadro mi pare preciso.»
«Tu non vai da nessuna parte, dove lo trovo un altro così.»
«Ti diverte? non sto scherzando…»
«Si. Mi diverte. Si. Sei serio quando dici che ami tua sorella minore. Dato che lo vuoi sapere a me va bene, sono felice che provi nuovamente qualcosa per lei e no non intendo interferire fino a che tu vivrai qui con me e lei sarà un’amante con cui ogni tanto passi la notte.»
«Non ho mai neanche pensato di metterti in secondo piano…» mi interrompe.
«So benissimo anche questo, che il nodo tra di noi è indissolubile, e che tra me e lei sarò sempre io a vincere perchè tu mi farai vincere. Proprio per questo vi concedo l’uno all’altra, certa della tua lealtà»
«Stanotte l’abbiamo fatto nella mia stanza, nel mio letto, sotto la coperta che mi» Mi interrompe con tono brusco, voce alta tanto che Giulia si blocca col mio cazzo piantato tra le tonsille e fa finta di non esistere immobile, deve essere il tono della punizione.
«NON VOGLIO SAPERE I PARTICOLARI. CAZZO. MAI. e piantatela di scopare sotto la coperta che ho fatto a mano per te.»
«Scusa, vieni qui e dammi un bacio» Arriva e si siede sul bracciolo del divano, ci scambiamo un bel po’ di saliva, accarezza la testa della ragazzina per un paio di minuti mentre guida il suo movimento, poi se ne torna sulla poltrona mentre io alzo lo sguardo al cielo e penso a Lize, a stamattina, e a quanto è diventata brava Giulia nel succhiarmi l’uccello.
Una tranquilla domenica sera, in cui mi faccio un po’ paura da solo.
Stanotte Ire a letto mi disassembla, lo so, stringe il libro con ferocia.
Nulla di quanto è scritto qui corrisponde a verità, lo dico per preservare le vostre candide menti e quelle schifosamente borghesi della vostra giovane progenie.




