Bugie CXVII
La parte più dura è l’astensione dal contatto fisico durante l’orario lavorativo: Labbra, oltre ad esse ben più che in boccio, è oltretutto costantemete abbigliata da mia sorella Lize come una delle donne oggetto della più famosa spia di sua maestà britannica e con il suo corpo da ballerina ha un effetto incendiario sulla mia libido.
Libido che è alta di suo da quando per professione sono il selace più vorace dell’acquario, effetti che fa l’esercitare un potere esecutivo piuttosto vasto e arbitrario a persone orribili come il sottoscritto. A volte un potere del genere a cui va associato anche quello totalitario che esercito domesticamente mi fa pensare di poter perdere la capacità di aver timore delle mie responsabilità e di quel senso dell’onore che è l’unica giusta guida per portarle. Ogni mattina in ufficio la prima cosa che faccio dopo aver salutato dalla guardia del garage alla segretaria dell’azienda che si occupa della mia segreteria chiudo la porta e mi ascolto “minchia signor tenente” di Giorgio Faletti che per chiunque è stato un soldato come lo sono stato io è un manifesto alla responsabilità verso i sottoposti. Perché della società umana in generale non me ne frega poi molto ma dei miei uomi si, sono miei.
Labbra è provocante nella sua compostezza, arrivo a casa tutti i giorni con una erezione dolente e appena scatta la chiusura della porta lei si toglie ordinatamente gli abiti all’ingresso ed io la piego dove trovo spazio e ne prendo possesso con violenza, oggi che adesempio è lunedì , avevo la scorta della mattina passata con la mia sorellina bionda a fare cose per cui una lingua cattolica non ha nome e la notte con la mia leggittima moglie a consumare il sacro vincolo con passione e lascivia degna della più debosciata aristocrazia, quindi ho potuto attendere fino ad averla con l’addome disteso sul tavolo della cucina mentre l’olio adatto accompagnava lo scorrere del mio cazzo nella sua apertura più stretta e lubrica.
Ma non è che la piccola si comporti sempre bene, che meriti un premio, almeno un paio di volte a settimana fa qualcosa che mi irrita e lo chiusura dell’uscio serale vede la sua punizione ed a seguire il mio impossessarmi del pescerosso per sfogare il desiderio che comunque ho accumulato ma che Giulia al momento non merita. Avviene con tale reglarità da instillare in me il sospetto che la passione della mia sorellina più piccola per le punizioni dolorose abbia trovato un accordo con quella della mia bionda e geneticamente affine bambola desiderosa di essere scopata in qualsiasi modo feroce.
Giuro che a volte la tregua lavorativa mi salva da un imbarazzante stanchezza a livello inguinale, ed io la benedico anche se significa non vetere le bianchissime mani di Labbradilampone scivolare senza presa sul tavolo di ciliegio lucido della sala della guerra mentre serrandole il fianchi fino a lasciare i lividi le schianto dentro il mio grasso uccello con un rumore squisciante di liquidi compressi.
E’ diventata bellissima la mia piccolina, è diventata una donna, e anche i nani ormai sono molto cresciuti, parlano, vanno intrattenuti, per grazia del cielo hanno abbastanza madri ma non incastrarmi obbligatoriamente nel compito.
Lo faccio per piacer mio, quando mi va.
Sono un pessimo padre.
Sono me.




